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La ‘pentola unica’ dei pranzi domenicali nazisti

La ‘pentola unica’ dei pranzi domenicali nazisti

La ‘pentola unica’ dei pranzi domenicali nazisti

Il discorso sul nazismo verte normalmente sui suoi crimini atroci. Tende invece a tralasciare i molti esperimenti di ingegneria sociale condotti dai Nazisti nel tentativo di trasformare il popolo tedesco nella “razza superiore” cantata dai suoi propagandisti. Uno dei più interessanti fu la vasta e duratura campagna a favore dell’Eintopfsonntag—la “domenica a pentola unica”.

Il classico pranzo domenicale tedesco dell’epoca somigliava a quello inglese: un arrosto, patate e verdura—almeno da parte di chi poteva permettersi tanta bontà… Arrivato al potere, il Partito Nazista prese di mira il pasto: troppo “borghese”, troppo costoso per la povertà che la Germania viveva sulla scia della Grande Guerra perduta. Inoltre, la riforma culinaria dava un’opportunità per procedere alla “vera” unificazione del Paese—diviso troppo nettamente in classi sociali e in tre filoni culturali: prussiano, bavarese e sassone. Una pentola—cioè, “ein Topf ”—doveva bastare alla preparazione di un pasto nazionalsocialista nutriente, poco caro e veloce da cucinare: uno stufato, una zuppa di piselli o di fagioli, un pilaf, i crauti con il lardo e le fave e così via.

La campagna, partita nel 1933, prevedeva perfino l’obbligo di legge per i ristoranti di mettere nel menù della domenica una volta al mese un pasto “Eintopf” a prezzo modico. Foto propagandistiche ritrassero Adolf Hitler mentre si godeva uno stufato di carne insieme con Joseph Goebbels—anche se Hitler era notoriamente vegetariano…

Mentre la possibilità di intaccare la “sacralità” della celebrazione domenicale poteva forse essere un utile sottoprodotto per gli ideologi del Partito, non mancavano i riferimenti alla tradizione cristiana. Un testo del periodo recita: “Come i cristiani fedeli si uniscono nel sacramento che celebra l’ultima cena di Gesù, così la Germania nazionalsocialista celebra questo pasto sacrificale come un voto solenne all’incrollabile unità della comunità del suo popolo”. L’incoraggiamento alla frugalità era importante per i fautori della pentola unica, ma lo era pure l’impatto allegorico e politico. La nuova cucina portava un messaggio ideologico: era “popolare” ed economicamente accessibile, ma doveva anche ridurre le divisioni di classe e di geografia. Un tema della propaganda martellante al riguardo era quello dell’unità. In tutto il Paese e nello stesso momento gente della stessa razza pranzava allo stesso modo, un sacrificio comune che aveva uno scopo comune.

La scrittrice Alice Weinreb, nel suo libro “Modern Hungers: Food and Power in Twentieth-Century Germany”, scrive: “La cucina in ‘una sola pentola’ (ein Topf) doveva simboleggiare la creazione nazista di un solo popolo (ein Volk)”, alla stessa maniera in cui la sapiente combinazione di ingredienti diversi e umili nel Topf doveva essere analoga alla fusione dei vari popoli tedeschi in un forte insieme.

La campagna Eintopfsonntag si affievolì con l’inizio della Seconda Guerra mondiale e il conseguente cambiamento delle priorità della comunicazione del Partito nazista.

Il concetto del pasto a pentola unica era però entrato in modo permanente nella coscienza culinaria tedesca.

Sia il neologismo Eintopf sia l’allora “nuova” maniera di cucinare sono rimasti d’uso corrente nella Germania di oggi—anche se la nascita ideologica di entrambi è ormai lungamente dimenticata.