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Sex-ed, lo scontro arriva in tribunale

Sex-ed, lo scontro arriva in tribunale

TORONTO – Lo scontro si è trasferito in un’aula di tribunale.

È iniziata ieri e proseguirà fino ad oggi l’udienza in relazione alla sfida legale lanciata contro il governo dell’Ontario dalla Elementary Teachers’ Federation of Ontario (ETFO) e dalla Canadian Civil Liberties Association in seguito all’abrogazione del sex-ed curriculum del 2015.

La modernizzazione fatta quell’anno dal precedente governo liberale includeva lezioni per imparare a difendersi dal bullismo online e dal sexting, ma gli oppositori – in particolare i conservatori sociali – sono contrari alle sezioni che si occupano delle relazioni omosessuali e dell’identità di genere.

Gli insegnanti, dal canto loro, sostengono che l’abrogazione è incostituzionale in quanto il sex-ed targato 1998 non essendo inclusivo e non soddisfacendo le esigenze degli studenti di oggi.

L’avvocato dell’ETFO Howard Goldblatt ha dichiarato in tribunale che non ci sarebbe stato neppure bisogno di adire a vie legali se il Premier Doug Ford non avesse anche lanciato un avvertimento agli insegnanti che hanno apertamente affermato che avrebbero continuato a utilizzare la versione del programma scolastica ormai obsoleta.

«Non si tratta semplicemente di una sostituzione di un curriculum con un altro… il problema è come è avvenuta, è il messaggio che è stato trasmesso», ha detto Goldblatt.

«Non commettete errori, se troviamo qualcuno che non fa il suo lavoro, agiremo», è stato il monito del premier lo scorso agosto.

Una chiara minaccia per gli insegnanti che non reputano giusto il ritorno al sex-ed che risale al 1998. E non solo. Il suo governo ha anche lanciato un sito web in cui i genitori possono segnalare tali preoccupazioni – e fare i nomi degli insegnanti “ribelli” – e un comitato di interesse pubblico per assicurare che i “problemi derivanti da cattiva condotta in relazione al curriculum siano trattati in modo equo” dall’Ontario College of Teachers.

Ieri i giudici della Divisional Court hanno chiesto se qualche docente sia stato punito fi nora per aver usato il curriculum del 2015: Goldblatt non è stato in grado di fare alcun nome ma ha detto che la loro “libertà di espressione” è limitata. «Non dobbiamo aspettare che le persone vengano effettivamente perseguite – ha detto Goldblatt – ci sono valori che devono essere rispettati in classe, nel curriculum, ed è proprio quei valori che sono stati violati in modo sostanziale».

Punti di incontro tra governo e sostenitori del curriculum a firma Wynne non ne sono emersi. Da un lato i legali del governo hanno ribadito che il curriculum provvisorio – volutamente generico – dà agli insegnanti la la possibilità di affrontare tematiche che non rientrano nel programma, dall’altro l’avvocato Goldblatt ha messo in chiaro che il messaggio inviato dal governo agli insegnanti non è affatto questo.

I rappresentanti del governo hanno ribadito la decisione di stilare un nuovo curriculum in primavera, dopo aver esaminato i dati emersi dalle consultazioni pubbliche.

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