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Rilascio canadesi, Trudeau chiede aiuto a Trump

Rilascio canadesi, Trudeau chiede aiuto a Trump

TORONTO – Il presidente americano Trump avrebbe accettato di continuare a far pressione per il rilascio dei Michael Kovrig e di Michael Spavor, i due canadesi detenuti in Cina dallo scorso mese.

Lo ha detto l’uマcio del primo ministro Trudeau che ieri ha parlato con Trump di una serie di problemi bilaterali tra cui le tariffe su acciaio e alluminio, la chiusura di impianti GM in entrambi i paesi riaffermando il sostegno ai lavoratori colpiti e l’arresto della dirigente di Huawei Meng Wanzhou in risposta a una richiesta di estradizione negli Stati Uniti che ha infuriato la Cina.

Al fermo della Wanzhou avvenuto il 1º dicembre a Vancouver han fatto seguito pochi giorni dopo quello dell’ex diplomatico e dell’impresario canadesi con l’accusa di “minacce alla sicurezza nazionale”.

Trudeau avrebbe chiesto a Trump di astenersi da commenti pubblici che “inquadrano il caso Huawei in un contesto politico”.

“Trudeau e Trump hanno ribadito l’importanza del rispetto dell’indipendenza giudiziaria e dello stato di diritto – si legge nel comunicato del PMO – Trudeau ha ringraziato Trump per le forti dichiarazioni di sostegno degli Stati Uniti in risposta alla detenzione arbitraria di due canadesi in Cina”.

Fino ad oggi, Trump non ha personalmente rilasciato alcuna dichiarazione per chiedere il rilascio dei canadesi, solo il segretario di Stato di Trump Mike Pompeo il mese scorso ha alzato la voce facendo presenti le preoccupazioni del Canada. Non è quindi ancora chiaro se per Trump il rilascio dei cittadini canadesi sia davvero prioritario.

Secondo un alto funzionario del governo sarebbe stato proprio Trudeau a telefonare al presidente degli Usa che da parte sua ha assicurato il “sostegno degli Stati Uniti”.

Il rilascio dei due canadesi è quindi un obiettivo condiviso. «È utile avere un impegno da parte del presidente ed essere sulla stessa lunghezza d’onda quando si tratta di chiedere la liberazione dei due uomini – ha detto il funzionario – mentre dichiarazioni pubbliche di sostegno ai canadesi detenuti dagli alleati del Canada sono importanti, un sacco di lavoro viene fatto dietro le quinte».

I governi di Francia, Australia, Gran Bretagna e l’Unione Europea hanno appoggiato il Canada riguardo la detenzione di Kovrig e Spavor ritenuta una rappresaglia per l’arresto della Wanzhou.

Intanto l’ex ministro degli aンari esteri John Manley ha dichiarato che in questo momento non si recherebbe in Cina e ha consigliato ai dirigenti delle aziende con cui è aマliato di seguire il suo esempio.

«Non vorrei, tranne che con un passaporto diplomatico, andare in Cina in questo momento. Penso che ci sia troppa incertezza », ha detto Manley.

Nonostante l’insicurezza crescente, il Canada non ha aggiornato il suo travel advisory sui viaggi in Cina.

Il 3 gennaio invece gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro avviso a non intraprendere viaggi verso il paese.

Nel frattempo, una delegazione canadese di senatori e parlamentari si trova in Cina per un viaggio di lavoro: il deputato conservatore Michael Cooper ha detto che la delegazione ha chiarito alle loro controparti che non possono esserci rapporti di stima e amicizia nelle relazioni Canada-Cina finché i due cittadini canadesi rimangono in carcere.

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