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Quebec, si sperimenta il vaccino: iniziati i test su 180 persone

Quebec, si sperimenta il vaccino: iniziati i test su 180 persone

Quebec, si sperimenta il vaccino: iniziati i test su 180 persone

QUEBEC CITY – La speranza di sconfiggere il Covid-19 ha un nome e un indirizzo: Medicago, 1020 Route de l’Église, Quebec City. La società biofarmaceutica canadese ha infatti iniziato la sperimentazione clinica di un potenziale vaccino a base vegetale su 180 uomini e donne sani, dai 18 ai 55 anni.

Ma i vertici dell’azienda mettono le mani avanti, minimizzando il potenziale impatto del prodotto. «Qualunque sia il vaccino che riceviamo in questo primo round, a meno che non sia un miracolo, non sarà perfetto», afferma infatti il dottor Bruce Clark, presidente e CEO della Medicago. «Dovrà subire uno sviluppo, ci vorranno probabilmente anni per capire il vaccino giusto, l’approccio giusto. Non è la panacea. Supporre che in 18 mesi possiamo avere la soluzione a una pandemia che si presenta per la prima volta è ingenuo».

Il Covid-19 ha infatti ancora molti lati sconosciuti e non si sa nemmeno, sottolinea Clarke, come potrebbe manifestarsi durante la stagione influenzale alla fine di quest’anno. «Forse un vaccino offrirà solo una parte della soluzione, insieme a nuove terapie e interventi di sanità pubblica in corso», dice.

Un aspetto positivo del vaccino in fase di test è che si tratta di un prodotto a base vegetale: utilizza dunque una tecnologia che non coinvolge prodotti animali o virus vivi, come nei metodi tradizionali. «Gli sviluppatori di vaccini in genere usano le uova di gallina per propagare un virus – sottolinea Clarke – ma Medicago utilizza una tecnologia che si serve di piante vive come “ospite”: l’approccio basato sulle piante è significativamente più veloce e offre risultati più coerenti rispetto ai metodi basati sulle uova o sulle cellule. Infatti, mentre ci vogliono dai 5 ai 6 mesi per propagare un virus nelle uova, la tecnica a base vegetale richiede solo da 5 a 6 settimane. Inoltre, i virus sono soggetti a mutazioni mentre si adattano e crescono in un uovo, il che potrebbe provocare un vaccino che non corrisponde esattamente al virus circolante. Al contrario, una pianta è una pianta e ciò rende la produzione facilmente scalabile. Una pianta si comporta come 100.000 piante».

Lo studio valuterà tre diversi dosaggi da solo o con uno dei due adiuvanti forniti da GlaxoSmithKline e Dynavax. Un adiuvante può aumentare l’efficacia di un vaccino per una migliore risposta immunologica, riducendo così la dose richiesta. La Medicago spera di conoscere l’efficacia degli adiuvanti e il dosaggio entro ottobre, per dare il via a una seconda fase di prova più mirata che coinvolga circa 1.000 partecipanti. La terza fase coinvolgerebbe circa 15-20.000 soggetti e potrebbe essere uno studio globale, a seconda delle circostanze della pandemia.

Ma c’è un’altra incertezza. Poiché lo stabilimento commerciale dell’azienda si trova oltre il confine a Raleigh-Durham, in North Carolina, non esiste alcuna garanzia per una fornitura canadese se il vaccino avesse successo. «Accadono cose strane ai confini nel contesto di una pandemia», dice Clarke. Come ad aprile, quando il premier Justin Trudeau si lamentò di problemi con consegne incomplete o inesistenti di forniture critiche anti-Covid: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva infatti ordinato ai produttori statunitensi di dare priorità al mercato interno. Clark ha suggerito che ostacoli simili potrebbero avere un impatto sulla distribuzione dei vaccini. «Non esiste alcuna garanzia sul facile flusso di materiali attraverso il confine se dovessimo avere un vaccino di successo. Dobbiamo quindi concentrarci sul completamento di un impianto di produzione su larga scala nella nostra base di origine a Quebec City, in modo da avere una capacità interna».

Entro la fine del 2023, l’impianto di Quebec City sarebbe in grado di produrre fino a un miliardo di dosi del vaccino ogni anno. Fino ad allora, Medicago prevede di essere in grado di fare circa 100 milioni di dosi entro la fine del 2021, supponendo che i suoi studi abbiano successo. «I Paesi – conclude Clarke – devono temperare qualsiasi agenda nazionalista che potrebbe emergere con un vaccino praticabile e riconoscere che la lotta contro il Covid-19 è globale». Ma forse questo potrebbe rivelarsi più difficile che trovare un vaccino.