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“Pari dignità per gli italocanadesi”

“Pari dignità per gli italocanadesi”

Riceviamo e pubblichiamo:

“Pari dignità per gli italocanadesi”

di I. Massotti

Caro Onorevole J. Volpe,

ho molto apprezzato che abbia notato questo sgarbo e ne abbia scritto. Ha avuto coraggio! Che i canadesi di origine italiana siano scavalcati in nomine chiave che definiscono il tessuto del Canada è una omissione lampante. È diventata in qualche modo una cosa normale, addirittura accettabile.

Per farla breve: non c’è attualmente nessun senatore di origine italiana in Senato! È perché gli italocanadesi non sono più considerati una “minoranza”? Il Senato le dovrebbe rappresentare, insieme alle Regioni. Ma ciò non supera la prova dei fatti.

Se fosse vero, allora perché gruppi numericamente più dominanti sono rappresentati in Senato? Perciò avrebbe senso che anche gli italocanadesi avessero un seggio, se questi altri lo posso avere.

In effetti, date le dimensione del gruppo da cui scegliere, come è possibile che nessuno sia stato ritenuto in possesso delle giuste qualifiche per il Senato?

Proseguiamo il ragionamento. La Camera dei Comuni ha circa 9 parlamentari di origine italiana. La politica elettorale è tipicamente un campo aperto dove al popolo spetta scegliere chi vince e chi perde.

Il primo italocanadese è stato eletto nella legislatura federale del 1958, la prima donna nel 1976, il primo ministro di un governo è stato nominato nel 1968.

Negli anni Novanta alla Camera dei Comuni sedevano 18 parlamentari di origine italiana. Il numero è diminuito di anno in anno. Oggi è il più basso – 11 parlamentari.

Quindi, nelle nostre istituzioni, lo spazio in cui gli italocanadesi hanno la possibilità di integrarsi si sta rimpicciolendo.

È stata una delusione che Trudeau non abbia colto l’occasione di affrontare questa continua esclusione.

Quando il numero di italocanadesi nella Camera dei Comuni scendeva, si era soliti contare almeno su un italocanadese al Senato per bilanciare le cose.

Le politiche di Pierre Trudeau spingevano per il multiculturalismo, ed è più che arrivato: è qui per restare.

La sfida è assicurarsi che tutti i canadesi possano continuare a vedersi rispecchiati negli organismi di governo del Canada, specialmente quelli non facilmente accessibili a tutti ma che sono al servizio di tutti.

(Mercoledì 9 novembre 2016)

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