CorrCan Media Group

Nel mondo 2.600 morti e 79mila contagiati

Nel mondo 2.600 morti e 79mila contagiati

Nel mondo 2.600 morti e 79mila contagiati

TORONTO – Salgono a oltre 79mila le persone infette dal coronavirus in tutto il mondo. Epicentro resta sempre la Cina, che ha confermato 409 nuovi casi e altri 150 decessi. Sono quindi 77.150 i contagiati e 2.592 le vittime nel Paese asiatico.

Tuttavia alcune province cinesi hanno iniziato ad allentare le restrizioni, ma non a Wuhan. Tutto questo inoltre non cancella la tendenza di fondo: i dati sul contagio in Cina stanno migliorando ormai da diversi giorni. Proprio mentre nel resto del mondo Paesi come l’Italia e la Corea del Sud vedono un’impennata di nuovi casi, quelli registrati nella Repubblica Popolare continuano a rallentare.

Il bilancio dei morti nel gigante asiatico resta comunque tragico. Ieri sono stati 150, il numero più alto dall’inizio dell’emergenza, di cui 149 nello Hubei. Ma quello dei decessi è un dato “in ritardo” rispetto all’evoluzione del contagio, perché influenzato dal periodo di decorso della malattia.

Quanto ai nuovi casi invece, secondo i dati ufficiali di’usi dalle autorità sanitarie cinesi, ieri sono stati solo 409 in tutto il Paese, a fronte di 1846 persone curate e dimesse dagli ospedali, e appena 11 fuori dall’epicentro dello Hubei.

La provincia del Guangdong, uno dei cuori produttivi e hi-tech della Cina, ha deciso di abbassare il livello di allerta sanitaria dal primo, il massimo, al secondo. In tutto sono già sei le province che lo hanno fatto, alcune come il Gansu e lo Yunnan portando addirittura l’allerta al terzo livello.

Domenica scorsa, il presidente cinese Xi Jinping ha tenuto una videoconferenza con 170 mila quadri di tutto il Paese, definendo l’epidemia “la più grave emergenza sanitaria dal 1949” e riconoscendo “le carenze” emerse nella risposta. Parole che segnalano in realtà come i vertici del Partito comunista siano fiduciosi sulla possibilità di contenere il virus.

Il governo di Pechino ha deciso di triplicare i salari dei 30 mila medici che operano negli ospedali dello Hubei e che stanno pagando un prezzo umano altissimo: solo nelle ultime 24 ore altri due sono morti.

Continua ad aggravarsi invece il bilancio dell’epidemia in Corea del Sud, che ieri ha alzato il livello di allarme a rosso, il massimo previsto. Lunedì mattina le autorità sanitarie hanno annunciato di aver rilevato 161 nuovi casi, che portano il totale a 763, il primo focolaio per dimensione al di fuori della Cina, prima di quello italiano. Annunciato anche un ulteriore decesso, il settimo. La maggior parte dei nuovi casi sono ancora legati alla setta pseudocristiana Shincheonji nella città di Daegu, nel Sudest del Paese.

In Iran, alcuni funzionari pubblici, tra cui due parlamentari appena eletti nel voto di venerdì scorso, risultano contagiati e sono ricoverati in ospedale. Un parlamentare di Qom ha dichiarato che i morti nella città sono 50, ma il governo di Teheran nega, affermando che siano 64 contagiati e 12 vittime.

I primi casi di contagio da Covid-19 sono stati registrati anche in Paesi come l’Afghanistan, il Kuwait e nel Bahrein.