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L’incubo di Devan: i bulli a scuola

L’incubo di Devan: i bulli a scuola

TORONTO – «La scuola ha fallito. Tutti hanno fallito. Anche io. Ho provato a salvarlo e non ci sono riuscita».

Shari-Ann Bracci-Selvey, la mamma che lunedì ha visto suo figlio morire accoltellato, ha rotto il silenzio ed in lacrime ha incolpato il sistema per non aver protetto il quattordicenne dai “bulli” che hanno reso il suo primo mese di scuola un incubo.

Della morte di Devan Bracci-Selvey sono stati accusati due studenti della Sir Winston Churchill di Hamilton, 18 e 14 anni: omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione.

Mentre la mamma della vittima non risparmia a nessuno le responsabilità per la morte del figlio, la scuola superiore è nell’occhio del ciclone.

La morte di Devan, ragazzino timido e sensibile, bullizzato fin dal secondo giorno di scuola ha aperto il vaso di Pandora, ha portato a galla un problema rimasto nascosto ma che ora non può più essere celato.

Con grande distacco e poca empatia, il direttore all’Istruzione del provveditorato di Hamilton-Wentworth nei giorni scorsi ha più volte cambiato le carte in tavola.

Dopo il “i nostri pensieri sono con la famiglia” quasi di rito il giorno stesso dell’uccisione di Devan sul marciapiede davanti la scuola, il direttore dell’Istruzione Manny Figuereido ha detto che dopo la conclusione dell’indagine della polizia “il provveditorato investigherà sulla sicurezza nelle nostre scuole”. Dopodichè ha affermato “quando l’episodio di bullismo è abbastanza grave ci rivolgiamo alla polizia”, “al momento non vogliamo tirare nessuna conclusione su quanto accaduto a Devan” ed ancora “il bullismo c’è nella nostra società e le nostre scuole riflettono la società”.

Poi la notizia-bomba, l’ammissione, pur senza entrare nei dettagli, che “la scuola ha ricevuto denunce di bullismo contro Devan”.

Il detective della polizia di Hamilton Steve Bereziuk ha anche confermato che il mese scorso la famiglia ha sporto denuncia per il furto della bicicletta di Devan.

La scuola era iniziata il giorno prima. Andare a scuola per il ragazzino dal viso pulito era diventato un incubo. Il peggiore degli incubi.

«Devan ha perso molte lezioni, a volte si rifiutava di andare a scuola, altre volte mi telefonava chiedendomi di andare a prenderlo prima della fine delle lezioni», ha affermato la mamma che ricorda la passione del figlio per auto antiche e videogiochi e il suo grande amore per gli animali.

Devan, ha anche detto Shari-Ann Bracci Selvey, non è stato l’unico bersaglio del bulli. A confermarlo sono i genitori di tanti altri studenti che, vista l’aria che tirava nella Sir Winston Churchill, hanno deciso di trasferire i figli in altre scuole.

Uno studente, che ha avuto paura di rivelare il suo volto, ha detto di essere convinto che a morire al posto di Devan, poteva essere stato lui: a molestarlo sono stati gli stessi ragazzi accusati del suo omicidio. «Ho persino pensato di suicidarmi», ha detto.

La madre, che ha trasferito il figlio in un’altra scuola ed è stata presente assieme ad altre centinaia di persone alla veglia per ricordare Devan, ha mostrato una foto della schiena del figlio coperta di lividi.

Samantha Heinbecker, un’altra mamma, che ha ritirato dalla scuola il figlio e la figlia, ha raccontato dei soprusi subiti dai suoi ragazzi. «Un gruppo di bulli li ha spinti contro gli armadietti, hanno iniziato a colpirli con dei pugni- ha detto – una ragazza ha minacciato mia figlia di tagliarle la gola. Ho denunciato l’accaduto alle autorità scolastiche ma nessuno ha mosso un dito».

I funerali di Devan Bracci-Selvey verrano celebrati domani all’una del pomeriggio nella Stoney Creek United Church. Tutti sono invitati a vestirsi di rosa contro il bullismo.

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