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Libia: Onu, “l’accordo per il cessate il fuoco è permanente”

Libia: Onu, “l’accordo per il cessate il fuoco è permanente”

Libia: Onu, “l’accordo per il cessate il fuoco è permanente”

TRIPOLI – Le parti rivali in Libia hanno accettato di trasformare la tregua in un “cessate il fuoco permanente”. Lo ha annunciato l’Onu, all’indomani della prima riunione – tenutasi lunedì scorso, a Ginevra – del Comitato militare congiunto composto da cinque membri di entrambe le parti, il governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj e le forze del generale Khalifa Haftar. Lo ha confermato anche l’inviato dell’Onu Ghassan Salamé, dopo la prima riunione della commissione militare congiunta.

Sempre Salamè riferisce che ”non è stato rispettato l’embargo sulle armi in Libia imposto alla Conferenza di Berlino”. E che ”attualmente in Libia si trovano oltre venti milioni di armi”. Tra le parti, ”c’è un accordo per convertire la tregua in un cessate il fuoco duraturo”, ha proseguito Salamè.

”Il principio è stato espresso, ora la domanda è: in quale modo” applicare un cessate il fuoco duraturo?, ha aggiunto, dicendosi ”felice di dire che entrambe le parti hanno iniziato a lavorare a questo primo punto dell’agenda e riprenderemo con loro gli incontri per accorciare le distanze nei loro punti di vista”.

Il diplomatico delle Nazioni Unite ha quindi spiegato che proprio ”di questo discuteremo in questi giorni. Al momento avremo riunioni divise con le varie parti, ma poi si sederanno allo stesso tavolo.

Questi colloqui di Ginevra sono concentrati su quali siano le condizioni delle due parti per trasformare la tregua in un cessate il fuoco duraturo”. Al centro dei colloqui delle prossime ore, quindi, ”questioni tecniche, ma molto cruciali”, come appunto ”come un cessate il fuoco duraturo possa essere organizzato sul campo, quale sarà il ruolo di monitoraggio, quale ruolo per l’Onu, per le autorità libiche”, ha dichiarato Salamé.

Rispetto ad un ruolo dell’Unione Europea nel monitoraggio del cessate il fuoco, l’inviato dell’Onu ha detto che ”sono i libici che devono decidere”. E c’è una ”chiara e genuina volontà da parte di entrambi di negoziare insieme”.

Facendo riferimento al suo intervento di giovedì scorso, l’inviato Onu ha ricordato di aver “detto chiaramente al Consiglio di sicurezza che la risoluzione di Berlino parla chiaro, ma non viene rispettata dalle parti in conflitto”.

“Ci sono prove che nuovi mercenari e nuovi combattenti, oltre che nuove armi arrivano in Libia via terra e via mare a favore di entrambe le parti”, ha accusato ancora Salamé. Quindi, ”abbiamo chiesto al Consiglio di sicurezza di adottare una risoluzione che accolga quanto emerso da Berlino per seguire da vicino la violazione dell’embargo posto sulle armi”.

Per ora la tregua sembra tenere.