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Iran, rabbia e orgoglio delle donne

Iran, rabbia e orgoglio delle donne

Iran, rabbia e orgoglio delle donne

TORONTO – In Iran qualcosa sta cambiando. A poco più di 40 anni dall’inizio della rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Khomeini, che rovesciò la monarchia costituzionale e con essa lo scià Mohammad Reza Pahlavi – che per 38 anni ne era stato sovrano quasi assoluto – un nuovo vento soffia sull’Iran, un anelito alla verità, se non alla libertà.

E ad alimentare questa ventata inaspettata sono, in prima fila, le donne. Quelle donne che – sino agli anni ’70 (nella foto centrale) – erano libere, vestivano all’occidentale e soprattutto godevano di pari diritti rispetto all’uomo, con poche eccezioni.

Poi, sulle donne iraniane – dal 1979 – è calato il velo nero integrale del chador (nella foto in basso) e con esso una cappa di oppressione, religiosa, ma soprattutto sociale. L’ayatollah Khomeini, infatti – come guida suprema del Paese, a maggioranza sciita – impose l’abolizione del divorzio, la proibizione dell’aborto e per le donne l’abbassamento dell’età minima per il matrimonio a soli 9 anni. Nove anni, avete letto bene.

Khomeini – a differenza del suo predecessore, Pahlavi, che aveva tentato di modernizzare l’Iran – istituì, sulla scorta della legge islamica della Sharia, la pena di morte per l’adulterio, come pure per la bestemmia contro Allah o Maometto.

E se le manifestazioni contro il caro-benzina dello scorso novembre, sofocate nel sangue dalle guardie della rivoluzione – delle quali il generale Soleimani, ucciso a Bagdad, era il comandante vedevano gli uomini protestare nelle strade del Paese mediorientale, stavolta alla loro testa, dopo l’abbattimento dell’aereo ucraino con tantissimi connazionali iraniani a bordo, ci sono state loro, le donne.

Con fierezza, coraggio, persino spavalderia hanno contestato il regime degli ayatollah e le loro bugie dalle gambe corte. E di martedì scorso è la notizia che tre famose giornaliste iraniane hanno detto ’basta’.

La giornalista televisiva Gelare Jabbari ha detto “scusatemi, ho mentito per 13 anni” rivolgendosi al pubblico. La collega Zahra Khatami ha prima ringraziato “per avermi accettata come anchor sino ad oggi” poi ha annunciato l’addio “Non tornerò mai più in tv. Perdonatemi”. E la sua collega della rete pubblica iraniana Irib, Saba Rad, ha fatto altrettanto: “Grazie per il sostegno in tutti questi anni di carriera. Dopo 21 anni di lavoro in radio e tv non posso continuare a lavorare nei media. Non posso”.

Qualcosa, in Iran, sta cambiando.