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Investiti ed uccisi sulla strada, a Toronto e Roma

Investiti ed uccisi sulla strada, a Toronto e Roma

Investiti ed uccisi sulla strada, a Toronto e Roma

TORONTO – Due tragedie, forse evitabili, se tutti i protagonisti avessero prestato maggiore attenzione al bene più prezioso. Quello della vita, propria ed altrui.

Due storie parallele – con vittime e carnefici – chi a piedi e chi al volante di un automezzo.

Le città di Toronto e Roma unite da un’insolita coincidenza di tragici eventi, accaduti nell’arco di appena 48 ore.

Nella notte tra sabato e domenica, a Roma, mentre sulla capitale imperversava una pioggia pesante ed insistente, due 16enni – Gaia e Camilla – amiche per la pelle, quasi sorelle, cercavano di tornare a casa, al quartiere chic di Collina Fleming, non lontano dallo stadio Olimpico.

Ma attraversare quel tratto di Corso Francia, col buio della notte e la pioggia battente, soprattutto dove non vi era né semaforo, né strisce pedonali, ma addirittura un guardrail da scavalcare.

Le ragazze azzardano. Le macchine sfrecciano veloci, forse troppo. Una si ferma per farle attraversare, un’altra – sorpassandola – no. L’impatto è violentissimo e sia Gaia che Camilla vengono sbalzate in aria per alcuni metri. Morte sul colpo.

Alla guida del mezzo investitore – un suv Renault Koleos – il 20enne Pietro Genovese, figlio maggiore del noto regista Paolo, vincitore di due David di Donatello. La polizia sottopone Pietro ad analisi del sangue ed i primi referti indicano un tasso alcolemico pari ad 1,4 ben sopra la soglia consentita e diverse tracce di sostanze stupefacenti. Ulteriori analisi stabiliranno di che tipo. A lui era stata da poco resituita la patente dopo una sospensione per uso di marijuana.

Due vite sono state distrutte e le famiglie irrimediabilmente devastate.

Toronto, domenica prima serata, verso le 18.30, a Scarborough. Non piove (come accadde a Roma, ndr) ma è oramai buio.

Due studenti del Centennial College ed un loro amico camminano sul marciapiede, nei pressi dell’incrocio tra Markham road e Progress avenue. Un veicolo che sta percorrendo Progress, in direzione est, arriva all’incrocio a forte velocità. Il 40enne alla guida perde il controllo, sbanda, colpisce il marciapiede e travolge i tre ragazzi.

Anche qui l’impatto – come a Roma – è violentissimo, ed i corpi dei giovani vengono sbalzati ovunque. Un 19enne kazako muore sul colpo, l’altro – di nazionalità cinese, suo coetaneo – esala l’ultimo respiro in ospedale, mentre il terzo (ventenne cinese, fratello di una vittima) lotta tra la vita e la morte.

La polizia arresta il conducente del veicolo investitore – Michael Johnson, di Pickering – trovato con .80 milligrammi di alcol nel sangue.

Troppi morti, un unico fil rouge, un elemento in comune tra queste due tragedie, avvenute prima a Roma e poi a Toronto.

Alla guida di un automezzo non ci si mette mai in stato di ebbrezza o dopo aver consumato stupefacenti. Mai. La curva dei nostri riflessi rallenta, così come perde di eœ cacia la nostra capacità di valutare distanze e frenata necessaria ad evitare un ostacolo, o a rispettare una precedenza.

Ad un veicolo che procede a 70 chilometri orari occorrono almeno 24 metri per fermarsi. Un’eternità. Superfluo ribadire che i fumi dell’alcol finiscono per allungare ulteriormente i tempi necessari alla frenata.

Durante queste giornate di festa, insieme a familiari ed amici, si mangia e si beve molto, spesso troppo. Ma – alla guida – non si scherza. Mai. Pensiamoci, sempre.