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In Italia, già 24.747 i contagiati e 1.809 le vittime

In Italia, già 24.747 i contagiati e 1.809 le vittime

In Italia, già 24.747 i contagiati e 1.809 le vittime

ROMA – Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha ieri comunicato i nuovi dati aggiornati sulla progressione dell’epidemia da coronavirus in Italia. Complessivamente il numero di casi totali di contagio è salito a 24.747 persone. Un numero che include le 20.603 persone attualmente positive, i 2.335 pazienti guariti e le 1809 persone decedute.

Scendendo nel dettaglio, attualmente sono 9663 le persone ricoverate negli ospedali italiani con sintomatologia SARS-CoV-2 o Covid-19 correlata, 1672 i pazienti in terapia intensiva, 9268 quelli in isolamento domiciliare. Sono 124.899 i tamponi effettuati in Italia dall’inizio dell’epidemia.

Esattamente una settimana fa, il computo di infettati dal coronavirus in Italia era di 6.387 casi di contagio e di 366 morti. In soli sette giorni si è dunque verificata un’accelerazione incredibile della pandemia.

Secondo gli esperti, in Italia il ’picco’ dei casi e delle vittime ad essi correlate dovrebbe essere raggiunto entro le prossime due settimane. “La situazione più sfortunata possibile”. Ha così commentato Massimo Galli, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, il quale ha ricostruito come si è diffuso il coronavirus in Italia, specie al settentrione, l’area più colpita dal Covid-19.

Tutto è partito dall’ospedale di Codogno, nel Lodigiano e “purtroppo – in certi casi – un ospedale si può trasformare in uno spaventoso amplificatore del contagio se la malattia viene portata da un paziente per il quale non appare un rischio correlato”.

Secondo Galli il ’paziente zero’, ossia la persona che per prima avrebbe portato il coronavirus in Italia, non avrebbe manifestato sintomi evidenti: “è verosimile che qualcuno – arrivato in una fase ancora di incubazione – abbia sviluppato l’infezione quando era già nel nostro Paese con un quadro clinico senza sintomi o con sintomi molto lievi, che gli hanno consentito di condurre la sua vita più o meno normalmente e ha così potuto infettare del tutto inconsapevolmente una serie di persone.

Quindi gli elementi sarebbero due: un paziente infettato ma del tutto inconsapevole di avere il virus e un’infezione partita in ospedale ed il fatto che Lombardia e Veneto sono due regioni dove sono molto frequenti gli scambi commerciali con la Cina ed i viaggi di andata e ritorno di imprenditori e cittadini, sia italiani che cinesi.

Intanto, a Roma, il brindisi per la festa di fine studi di una specializzanda – svoltosi il 3 marzo scorso, in un reparto dell’ospedale Umberto I – ha provocato ben nove infettati tra medici, volontari e specializzandi. Il fatto è emerso dall’indagine epidemiologica svolta internamente all’ospedale romano ed i cui esiti sono ora al vaglio della regione Lazio. “Ci siamo trovati di fronte a un comportamento gravissimo, totalmente privo di prudenza che va stigmatizzato – ha sottolineato il direttore generale dell’Umberto I, Vincenzo Panella – messo in atto da coloro che per primi dovrebbero essere consapevoli dei pericoli”.