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In classe o a distanza, il dilemma dei genitori

In classe o a distanza, il dilemma dei genitori

In classe o a distanza, il dilemma dei genitori

TORONTO – Mentre l’8 settembre, giorno di riapertura delle scuole, si avvicina sempre di più i genitori debbono decidere in questi giorni se sia opportuno o meno rimandare i figli a scuola a settembre. Ieri, sia il Toronto Catholic District School Board (Tcdsb) che il Toronto District School Board (Tdsb) hanno lanciato dei sondaggi di pre-iscrizione per determinare quanti ragazzi torneranno a scuola e poter quindi pianificare le dimensioni delle classi.

Nel giro di una settimana – il sondaggio termina il 16 agosto – occorrerà quindi prendere una decisione, che bisogna ammettere, non è delle più semplici.

Dopo aver soppesato i pro e i contro i genitori dovranno comunicare alle scuole se preferiscono l’opzione che prevede la frequenza oppure quella che considera la didattica a distanza.

Nel “Tcdsb reopening action plan”, documento di 27 pagine che illustra come il provveditorato cattolico intende riaprire i battenti, viene indicato anche che, in base alle direttive del ministero dell’Istruzione, gli studenti “rimarranno nel modello selezionato fino a momenti designati dell’anno scolastico 1º novembre o 1º febbraio per le elementari e alla fine del quadrimestre per le secondarie vale a dire metà novembre, inizio di febbraio o metà aprile”. Sarà solo in questi determinate periodi che è possibile cambiare l’opzione scelta in precedenza: gli studenti che stanno frequentando possono studiare da casa online e viceversa.

Il problema del provveditorato cattolico è lo stesso di quello pubblico. «Purtroppo a un certo punto dobbiamo iniziare a dire ’Ok, ecco quanti studenti torneranno’ in modo da poter pianificare basandoci su questa informazione. Non possiamo continuare a farci questa domanda – ha detto il chair del provveditorato pubblico di Toronto Robin Pilkey – dobbiamo iniziare a calcolare di quanti insegnanti avremo bisogno, dove ne avremo bisogno, quanto saranno grandi le classi, dobbiamo farlo prima o poi e la scuola inizia l’8 settembre… dobbiamo farlo ora».

Il tasto dolente rimane proprio quello delle dimensioni delle classi: i luminari del Sick Kids Hospital hanno raccomandato un numero di ragazzi basso al fine di favorire il distanziamento fisico ma nel piano di rientro a scuola del governo, questa raccomandazione non trova posto. Pilkey ha detto chiaro e tondo che senza “alcuna promessa di finanziamento da parte della provincia non stiamo pianificando classi più piccole a meno che un minor numero di studenti non torni all’apprendimento in classe”.

Quel che il Tcdsb indica nel suo piano di rientro a scuola, dal Junior kindergarten al grado 8, è che tutti gli studenti delle elementari frequenteranno la scuola 5 giorni a settimana mentre al contempo saranno messi in atto migliori protocolli di pulizia, salute e sicurezza. Dal grado 9 al 12 tutte le classi saranno divise in due composte da circa 15 studenti o meno. Gli studenti andranno a scuola a giorni alterni e seguiranno due corsi alla volta in ogni quadrimestre durante tutto l’anno scolastico: l’insegnamento degli altri due corsi avverrà invece a distanza.

Intanto a firmare la petizione “Ontario Demands Better: Reduce Class Sizes to Keep Schools and Communities Safe” sono sempre più genitori. I numeri cambiano di minuto in minuto e ieri hanno superato quota 199mila.

È di ieri la notizia che in Quebec dovranno indossare le mascherine gli studenti dal grado 5 in su. Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione della provincia francofona Jean-François Roberge come parte del piano di ritorno a scuola aggiornato della provincia.

La regola della mascherina si applicherà agli studenti delle elementari più grandi, agli studenti delle scuole superiori – e alle persone che seguono programmi di formazione professionale o di istruzione per adulti – nelle aree comuni, compreso il trasporto scolastico. Ma, una volta dentro l’aula, cade l’obbligo di coprire bocca e naso. «Vogliamo mantenere il contatto faccia a faccia. L’espressione del viso è importante», ha detto Roberge.

Il Quebec ha fatto marcia indietro sull’idea dei gruppi di sei studenti. Per settimane, i genitori, i sindacati degli insegnanti e l’opposizione hanno criticato il governo per quella che hanno definito una mancanza di chiarezza e hanno espresso preoccupazione per il fatto che la serie iniziale di linee guida rilasciate per gli studenti delle scuole elementari e superiori a giugno, non fosse lungimirante.

Nulla da fare invece per quel che concerne la didattica a distanza chiesto dai genitori che non si sentono a proprio agio nel mandare i figli a scuola. Roberge ha affermato ieri che la frequenza sarà obbligatoria per tutti gli studenti delle scuole elementari e superiori, a meno che non abbiano una condizione medica che li renda più vulnerabili allo sviluppo di complicazioni da Covid-19. Solo in questo caso sarà disponibile un programma di apprendimento da casa.

Intanto un gruppo di medici dell’Ontario sta chiedendo a dozzine di studenti e insegnanti volontari di partecipare a uno studio per scoprire il modo con cui un virus come il Covid-19 potrebbe diffondersi in una classe – con o senza mascherina.

Il team di epidemiologi intende organizzare due giornate di lezione “simulate” a Toronto il 19 e il 20 agosto, con bambini e insegnanti in numero tale da riempire due aule. In una classe i bambini e l’insegnante indosseranno questo dispositivo di protezione, nell’altra lo faranno solo quando non è possibile mantenere la distanza fisica.

In entrambe le classi, spiegano i ricercatori, “un liquido innocuo che si illumina quando esposto a una luce speciale verrà applicato sulle mani e sul naso di un piccolo gruppo di studenti”. “Questo ha lo scopo di simulare la diffusione dell’infezione”, hanno scritto i ricercatori in una pagina web dedicata allo studio. Il fine ultimo è quello di capire qualcosa di più del Covid-19, un virus per certi versi ancora sconosciuto.