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In aumento i casi di suicidio tra gli agenti della polizia

In aumento i casi di suicidio tra gli agenti della polizia

TORONTO – Non è la criminalità la prima causa di morte violenta tra le forze dell’ordine. È il suicidio.

Nel 2018, infatti, sono stati nove – nel solo Ontario – gli agenti delle forze di polizia a togliersi la vita. L’ultimo caso, nella GTA, si è purtroppo registrato la settimana scorsa.

Un’apposita commissione diretta dal Chief Coroner dell’Ontario, per indagare sulle morti per suicidio degli agenti, ha raccomandato che vengano implementate nuove regole per tutelare la salute mentale degli uomini e delle donne che indossano la divisa della polizia.

L’indagine è stata promossa – a livello provinciale – proprio a causa dell’inquietante aumento di casi di suicidio registrati tra i poliziotti. La commissione ha stabilito che all’origine dei nove casi di suicidio era spesso presente una forma di depressione, combinata ad eventi personali, familiari o maturati durante l’esercizio della professione in divisa, la cui serietà e gravità avevano aumentato i livelli di stress nell’individuo.

Anche in Italia, il triste fenomeno sta assumendo toni preoccupanti. Sono stati difatti 44 gli appartenenti alle forze di polizia italiane che si sono tolti la vita nei primi nove mesi del 2019. E nella maggior parte dei casi, con l’arma di ordinanza.

Un morto a settimana, finora. Questo dato impressionante, raccolto a livello nazionale dall’associazione “Cerchio Blu” – che si occupa di sostegno psicologico per le forze italiane – è stato reso noto in un recente dibattito, organizzato presso la Camera del lavoro di Torino e rivolto agli operatori del settore.

Entrando nel dettaglio, nell’86% dei casi gli agenti si sono tolti la vita utilizzando la pistola d’ordinanza.

I picchi si registrano nel Nord Italia: 42% contro il 31,4% degli eventi avvenuti nel Sud e nelle isole.

La fascia di età più a rischio è quella tra i 45 e 64 anni, col 58,13% di suicidi. Segue poi la fascia tra i 25 e i 44 anni, con il 34,48%. Picchi si registrano inoltre tra i 43 e 44 anni, e tra i 49 anni e i 52.

Il 30,7% lo ha fatto in un luogo privato, il 27,9% sul posto di di lavoro. Il 31% dei casi è avvenuto in estate, mentre il 24% in inverno.

“Sono dati impressionanti che dovrebbero indurre i vertici delle varie amministrazioni a riflettere. Non cerchiamo colpevoli, ma antidoti. Se non iniziamo a interrogarci sul fenomeno, rischiamo di piangere altri morti”, ha commentato Roberto Loiacono della Fp Cgil di Torino.

“Bisogna a›ffrontare il problema con estrema cautela, perché i casi sono in aumento” ha spiegato invece Graziano Lori, dell’associazione “Cerchio blu”.

“Ci sono paesi, come la Francia, dove la situazione è addirittura più drammatica della nostra”. In effetti, nel 2014 i suicidi erano stati 43, poi 34 nel 2015 e nel 2016, 28 nel 2017 e 29 nel 2018.

Le polizie locali o municipali registrano il più alto tasso di suicidi femminili: il 52,6%. Infatti, i corpi di polizia locale accolgono il 36% di donne in divisa, un dato molto più alto rispetto alle altre forze dell’ordine.

Resta da chiedersi quali siano i fattori che incidono maggiormente. E per questo il fenomeno è seguito da un osservatorio nazionale, anche se i correttivi “andrebbero affrontati con maggior coraggio dalle amministrazioni centrali, che invece preferiscono nascondere il problema” sostengono i sindacati di categoria.

“Tra le valutazioni del rischio lavorativo non è infatti compresa quella dello stress correlato” ha affermato Nicola Rossiello, segretario del Silp Cgil Piemonte e coordinatore nazionale sicurezza sul lavoro.

“Dobbiamo obbligare le nostre amministrazioni a confrontarsi con la tragicità del fenomeno” ha proseguito. “Discutere apertamente dei rischi psicosociali che affliggono tutti gli operatori di polizia, qualunque sia la loro divisa, è fondamentale”.

Giorgio Mitolo

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