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“I mille problemi delle scuole cattoliche a Toronto”

“I mille problemi delle scuole cattoliche a Toronto”

Riceviamo e pubblichiamo:

“I mille problemi delle scuole cattoliche a Toronto”

di Romano Sapone

Caro Editore,

faccio i complimenti al Corriere per la sua difesa dei diritti della nostra lingua a nord di Steeles Ave con il York Catholic District School Board.

Forse dovreste tenere conto anche di quello che sta succedendo col Toronto Catholic School Board (Tcdsb) a sud di Steeles?

I miei figli sono andati alla Don Bosco Catholic Secondary School. I miei nipoti, nel Tcdsb, ci avvertono che non solo la comunità della Don Bosco ma l’intero Toronto Catholic Board sta implodendo. Semplicemente non ci sono abbastanza bambini cattolici a Toronto.

La scorsa settimana è stato riportato che il liceo Don Bosco è al collasso, sta per essere chiuso.

Chiudere le scuole è il primo grande passo verso il degrado delle comunità. Non succede niente di buono quando giovani genitori che pagano le tasse se ne vanno. Chi resta, la popolazione più anziana, si trova a fronteggiare la paura che accompagna il crollo del valore delle proprietà – la droga e il crimine.

La Don Bosco può ospitare 1.100 studenti. Oggi ci sono 30 studenti nel grado 11, 60 al grado 12. I gradi 9 e 10 sono stati eliminati per mancanza di studenti. Il Tcdsb sostiene che, dato che le iscrizioni sono aumentate di 300 studenti in tutto il provveditorato, quello della Don Bosco è un problema isolato.

I burocrati del Tcdsb stanno mentendo. La poca pianificazione sull’immigrazione è l’unico motivo dietro ai problemi del Tcdsb.

Attualmente il Tcdsb viene sostenuto dagli immigrati temporanei… legali e illegali.

Gli studenti internazionali legali, che vengono principalmente dall’Asia, pagano belle tasse, ma i loro genitori non sono qui a costruire la comunità, compresa quella cattolica.

Poi ci sono i migliaia di bambini “illegali” dall’Italia, dal Portogallo e da altri Paesi cattolici. I loro genitori fanno la comunità, ma Ottawa non permette loro di stare qui legalmente. D’altra parte Ottawa fa poco per impedirgli di lavorare illegalmente, quindi stanno qui illegalmente e mandano i loro “illegali” figli cattolici alla Bishop Morocco, al Loreto College, alla Bishop Romero, alla St. Mary’s ecc.

Le famiglie illegali di Toronto che vengono dall’Italia, dal Portogallo e da altri Paesi cattolici hanno paura di essere deportate da un giorno all’altro. Le persone spaventate non comprano case e non pagano mutui intorno alla Don Bosco. Guadagnano bene ma vivono, in più di 200.000, in seminterrati in affitto nel “ghetto dei lavoratori illegali” di Dufferin Street.

Ottawa ignora il diritto alla sopravvivenza delle scuole cattoliche garantito dalla Costituzione. Il Tcdsb sommessamente gioca a fare Ponzio Pilato rifiutando di proteggere i suoi diritti costituzionali.

È più facile fare un passo indietro e permettere ai burocrati di Ottawa di deportare i bambini cattolici di Toronto. (Questi sono gli stessi burocrati di Ottawa che, mentre negano gli obblighi costituzionali che garantiscono i diritti delle scuole cattoliche, trovano sempre spazio per immigrati provenienti da ex colonie inglesi e francesi. Forse i burocrati temono che i bambini cattolici illegali cresceranno e toglieranno ai loro figli lavori di prestigio e ben pagati).

La comunità della Don Bosco non è la sola vittima delle assurdità di Ottawa sull’immigrazione. È solo questione di tempo prima che a nord di Steeles si debba affrontare il declino che segue la chiusura delle scuole cattoliche.

Per un uomo semplice come me niente di tutto questo ha senso.

Forse il Corriere può fare al signor Trudeau una semplice domanda: “Cosa ci si guadagna a sacrificare i bambini, le comunità e l’obbligo costituzionale di proteggere le scuole cattoliche?”

Abbiamo provato a contattare il provveditorato cattolico di Toronto in merito alla denuncia del nostro lettore. Al momento in cui andiamo in stampa non abbiamo avuto alcuna reazione.

(Giovedì 6 ottobre 2016)

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