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I genitori: «Sbagliato trasferire i bambini autistici»

I genitori: «Sbagliato trasferire i bambini autistici»

I genitori: «Sbagliato trasferire i bambini autistici»

di Mariella Policheni

TORONTO – Un incubo. Quello che sta succedendo, per la maggior parte dei genitori degli studenti della St. John Bosco Catholic Elementary School è qualcosa di inaudito, qualcosa che non tiene conto del benessere della comunità e che non aiuterà i ragazzi, soprattutto quelli autistici e con altri problemi. «Non assisteremo impotenti alla chiusura della St. John Bosco e al trasferimento dei nostri figli alla St. Gabriel the Arcangel», dicono all’unisono Annabella Da Silva e Tony Lacaria, due dei genitori che dal 6 settembre, primo giorno di scuola, sono sul piede di guerra.

In programma, oltre al trasferimento dei 265 studenti della St. John Bosco, che con tutta probabilità diventerà una scuola a “French immersion”, c’è anche la chiusura della St. Francis of Assisi Catholic Elementary School mentre la Immaculate Conception, che fino ad ora garantiva l’insegnamento in lingua inglese diventerà una struttura scolastica a “French immersion”.

Tanti i cambiamenti previsti, quindi per queste quattro scuole che distano circa un chilometro l’una dall’altra e che, a detta della maggioranza dei genitori, non tengono conto delle reali esigenze dei ragazzi in primis e delle loro famiglie. Cambiamenti, oltretutto, che non sono stati resi noti nel modo dovuto.

«Il 6 settembre abbiamo manifestato davanti alla scuola ed abbiamo indossato magliette con la scritta “Save our school” proprio allo scopo di informare, la nostra non era una protesta, abbiamo voluto solo far sapere quello che sta succedendo – dice Annabella Da Silva, mamma di tre figli, uno dei quali frequenta la St. John Bosco – la maggior parte ci guardava con occhi increduli, nessuno ci ha informato tramite una lettera dei cambiamenti in serbo… Il board dice di aver mandato una lettera al city council e che questo doveva a sua volta informare la comunità ma, da quanto ne so io, non è mai successo…».

C’è amarezza nella voce della mamma di Vaughan che reputa la decisione presa dallo York Catholic District School Board pilotata dall’alto e presa troppo in fretta, senza il supporto di analisi sui pro e i contro di questi cambiamenti che diventeranno operativi dal settembre 2017 con l’inizio del nuovo anno scolastico. «Dal punto di vista pratico mi disturba il fatto che non è stato fatto uno studio sul traffico e sulla sicurezza – spiega Tony Lacaria, padre di due bambini che frequentano la St. John Bosco – mentre davanti alle altre tre scuole ci sono quattro corsie per le auto, la St. Gabriel ne dispone solo di due. Con l’aggiungersi degli studenti della St. John, ovviamente aumenterà il numero di auto con mamme, papà e anche nonni che accompagneranno i bambini a scuola e di conseguenza i problemi di traffico. Inutile dire che il board ha il dovere di considerare la viabilità davanti alla scuola prima di decidere, avrebbe dovuto fare uno studio sul traffico, cosa che non ha fatto».

«È vero, il board dice che abbiamo il “walk to school program”, ovvero che se si dista un chilometro si dovrebbe camminare a piedi da casa a scuola ma naturalmente, questo non succede – interviene Annabella Da Silva – si dimentica che viviamo in Canada e che l’inverno, con pioggia, neve e freddo è lungo…».

Il problema del traffico e della distanza, può creare inconvenienti non trascurabili ai genitori che si trovano, di punto in bianco, a dover accompagnare i figli in una scuola più lontana. Quel che però li disturba maggiormente è che i bambini non vengono tenuti nella giusta considerazione, che il loro benessere passi in secondo piano.

«I bambini andrebbero protetti, specie se si tratta di quelli con particolari bisogni – aggiunge Annabella Da Silva – un anno di transizione per questi bambini è semplicemente ridicolo. Lo stesso board ha progettato “l’autistic spectrum disorder program” come un programma di due anni. Cambiare scuola per i bambini con disabilità o problemi emotivi e comportamentali equivale a un trauma, in genere si sentono tranquilli e protetti nell’ambiente che con il tempo è diventato loro familiare al punto che riescono anche a fare incredibili miglioramenti. Cambiare scuola e di conseguenza insegnanti non farà loro del bene senza contare che la St. John ha solo il piano terra, ha tutte le strutture necessarie e per questi ragazzi è ideale».

È una decisione, questa di dare alla “French immersion” una corsia preferenziale rispetto alle scuole con insegnamento in lingua inglese che sembra avere origine dalle pressioni esercitate da una parte dei genitori: «Il numero degli studenti che intendono frequentare in “French immersion” è diventato troppo grande rispetto ai posti offerti dalla scuola – dice la Da Silva – molti genitori sono felici dell’espansione di questo programma perchè sono convinti che conoscendo tre lingue, all’inglese e al francese va aggiunto anche l’italiano, possano avere maggiori opportunità nella propria vita. Da quel che vedo le scuole con l’insegnamento in inglese sono scuole di secondo piano rispetto a quelle dove si adotta il francese. Dietro, potrebbe anche esserci una scelta politica in quanto quelle a “French immersion” potrebbero ricevere fondi dal governo».

Qualche piccola ma significativa differenza tra i due tipi di scuola esiste: quando una scuola dove viene adottata la lingua inglese viene trasferita o chiusa i suoi insegnanti perdono automaticamente il posto di lavoro, cosa che non succede per le altre che traslocando portano con sé insegnanti e materiale didattico.

Di fatto la chiusura della St. John Bosco ed il trasferimento degli studenti nella St. Gabriel ha stressato genitori e ragazzi dividendo la comunità del quartiere di Vaughan che ruota attorno alle due scuole: «I genitori sono preoccupati e divisi mentre molti ragazzi al summer camp sono stati fatti oggetto di scherno da altri compagni di gioco, molti in lacrime hanno chiesto di non dover più frequentare il campeggio estivo. Per un bambino essere deriso e sentirsi dire “You lost. Now you have to came to our school” non è bello».

Una comunità divisa e resa più fragile da una decisione del provveditorato di York che sta aspettando la decisione finale sul futuro delle scuole in questione che verrà resa nota durante il meeting dei fiduciari scolastici il prossimo 25 ottobre mentre a fare orecchie da mercante sulla questione sono stati finora la trustee Maria Marchese, politici e consiglieri comunali: «Alla trustee Marchese forse non è consentito intervenire dal momento che non risponde alle email che le abbiamo inviato – dice Anna bella Da Silva – neppure l’mpp della zona Steven Del Duca ha risposto alle nostre email, l’ultima di due giorni fa, nelle quali chiedevamo solo un incontro di 15 minuti per discutere della nostra preoccupazione inerente il traffico davanti alla St. Gabriel. L’mp Francesco Sorbara invece non può far altro che ascoltare cosa abbiamo da dire».

In fondo, già all’inizio dell’anno scolastico lo York Catholic District School Board era stato chiaro in proposito e non aveva nascosto la ferma volontà di voler risparmiare sulla spesa: “Il cambiamento è difficile da accettare per i genitori e gli studenti che sono legati alla scuola ma occorre tenere conto del calo delle iscrizioni e della necessità di utilizzare i finanziare in modo efficace” aveva scritto in un comunicato.

«È ridicolo quello che sta succedendo, è semplicemente ridicolo – conclude Annabella Silva – mi piange il cuore per i bambini autistici in particolare. Siamo stati messi su questa terra per aiutarci e per essere umani…. il programma per questi bambini non bisognerebbe davvero trasferirlo…».

(Mercoledì 28 settembre 2016)

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