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Coronavirus: rientrati in Italia 56 nostri connazionali

Coronavirus: rientrati in Italia 56 nostri connazionali

Coronavirus: rientrati in Italia 56 nostri connazionali

TORONTO – L’aereo militare con i 56 italiani, tra cui sei bambini, provenienti da Wuhan – la città cinese epicentro dell’epidemia di coronavirus – è atterrato ieri a Pratica di Mare, alle porte di Roma. È stato un Boeing KC767A del 14esimo stormo dell’Aeronautica Militare, appositamente allestito dal governo italiano, a riportare in Italia i nostri connazionali.

La febbre ha purtroppo impedito l’imbarco ad un ragazzo di 17 anni, che è quindi rimasto in Cina. Altri 23 italiani sono invece rimasti a Wuhan, volontariamente.

Subito dopo l’atterraggio e dopo essere stati sottoposti a un primo screening medico anti-coronavirus, i 56 sono stati trasferiti alla città militare della Cecchignola – a Roma – dove trascorreranno quattordici giorni in quarantena.

Dopo i primi screening medici, gli italiani arrivati a Pratica di Mare hanno lasciato l’aeroporto a bordo di due pullman dell’esercito in direzione della città militare della Cecchignola. Sia il personale sanitario, sia i soldati a bordo, sia i passeggeri indossavano mascherine e occhiali protettivi.

“Stiamo bene, il volo è durato 13 ore. Abbiamo viaggiato meglio che in qualsiasi altra classe economica di un volo di linea. Non possiamo dire di essere al settimo cielo, perché hai sempre il timore di poter aver contratto il virus. Ma siamo felici”.

Queste le prime parole del modenese Michel Talignani, uno dei 56 italiani rimpatriati. “Ieri mattina dall’hotel di Wuhan sono venuti a prenderci con il pulmino. L’autista aveva i permessi per superare i blocchi della polizia cinese e entrare nella zona protetta. L’autista – ha proseguito Talignani – ci ha portati all’aeroporto e lì abbiamo trovato altri tre pullman di italiani. Un operatore ci ha radunato e ci ha dato le direttive per il check in, l’imbarco dei bagagli e il controllo passaporti. A quel punto hanno misurato a tutti la temperatura per tre volte. Allo studente di 17 anni hanno rilevato al primo controllo. Aveva 37.7” ha concluso il nostro connazionale.

La febbre ha difatti impedito l’imbarco ad uno dei 57 italiani che – all’origine – avrebbero dovuto imbarcarsi sul volo dell’Aeronautica Militare. Il 17enne era pronto a salire sul Boeing, ma si è fermato prima di arrivare alla scaletta dell’aereo. I medici militari hanno verificato solo lo stato influenzale, perciò ancora non si sa se il giovane sia affetto da coronavirus. “Il ragazzo è uno studente, aveva la febbre a 37.7 ed il limite consentito è fissato a 37.3” ha specificato una fonte diplomatica italiana, rimasta anonima. Il giovane è stato precauzionalmente ricoverato in un ospedale della città cinese che stava per lasciare.

Nel frattempo (mentre il Corriere Canadese andava in stampa, ndr) erano in viaggio i primi canadesi che faranno ritorno in patria, sui 326 che hanno chiesto ad Ottawa di lasciare Wuhan e la provincia dell’Hubei, focolai dell’epidemia di coronavirus. Una volta atterrati all’aeroporto militare della base di Trenton – in Ontario – e dopo i primi controlli sanitari di rito, i canadesi verranno quindi trasportati in appositi alloggi sterili ed isolati, dove trascorreranno i 14 giorni di quarantena previsti per scongiurare il loro possibile avvenuto contagio.