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Brevettata possibile cura per il coronavirus

Brevettata possibile cura per il coronavirus

Brevettata possibile cura per il coronavirus

TORONTO – Una speranza nella lotta contro la pandemia di Covid-19 arriva dall’Italia. Si tratta di una terapia anti-coronavirus sulla base di tre farmaci esistenti, ideata da un gruppo di ricerca dell’Università di Camerino guidato da Giacomo Rossi, medico veterinario livornese della Scuola di Bioscienze e Medicina veterinaria.

Secondo quanto è stato comunicato, alcuni ospedali americani e canadesi sarebbero pronti a metterla in pratica su dei pazienti. I primi risultati sulla reale efficacia della cura potrebbero arrivare già entro la fine del mese.

Non si tratta quindi di un vaccino, i cui tempi per lo sviluppo sono enormemente più lunghi, ma di una terapia che promette di annullare gli effetti del Covid-19 più gravi, l’infezione virale ai polmoni che si sviluppa in alcuni pazienti.

Il professor Rossi è partito dal coronavirus del gatto, il FeCoV, una patologia grave e senza un vaccino che spesso porta gli animali alla morte. Ha così messo a punto un protocollo di cura per gli umani che è stato acquisito dall’imprenditore italocanadese Francesco Bellini, scienziato, cofondatore della società canadese Biochem Pharma e presidente della ViroChem Pharma, e membro del Consiglio di amministrazione di Montreal Heart Institute Foundation e Canada Science Technology&Innovation Council.

Il veterinario livornese, analizzando la maniera con cui i coronavirus si legano alle cellule dell’ospite, si è accorto di una particolarità di Covid-19: presenta un numero maggiore di legami con i siti di Ace2, il recettore cellulare che Covid-19 utilizza per entrare nelle cellule del polmone, dell’apparato digerente e del tratto genito-urinario dell’uomo.

“Questi siti, detti di glicosilazione – ha spiegato Rossi – sono aree in cui molecole di zucchero semplice si legano a una proteina ancorata sulla membrana cellulare. Ho notato che tutti questi siti sono costantemente legati all’ultimo amminoacido della proteina di membrana, l’Asparagina. Da qui l’idea di utilizzare un vecchio farmaco, noto agli oncologi che lo usano nella terapia della leucemia acuta dei bambini, la L-Asparaginasi. È un enzima che, eliminando l’aminoacido Asparagina, taglia di fatto il legame del virus con il suo specifico recettore cellulare“.

Il farmaco blocca l’infezione e, eliminata l’Asparagina, “il Covid non ha più alcun punto di attacco”. “Questo farmaco – precisa il veterinario – unito alla già nota Clorochina che funziona bloccando l’ingresso del virus nella cellula tramite un altro meccanismo, e all’Eparina, che previene il danno acuto vascolare indotto dalla tempesta dell’infiammazione, copre in maniera completa infezione ed effetti dell’infezione sull’uomo”.

In tre giorni di studi e analisi il brevetto è stato depositato negli USA, a Washington DC, ed è già in fase di valutazione in vari ospedali statunitensi e canadesi per una rapida applicazione. “Procediamo con cautela“, ha detto Rossi, “entro un mese dovremmo avere i primi risultati”.