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“Basta con la tortura della burocrazia”

“Basta con la tortura della burocrazia”

Riceviamo e pubblichiamo:

“Basta con la tortura della burocrazia”

Editore,

Il suo articolo su Michele Torre mi ha molto colpito. Mi ha fatto capire che io e molti altri amici della comunità non dovremmo soffrire a causa dei visti perché le nostre famiglie non sono perfette.

Il punto è semplice: il signor Torre, mia nipote e mia cugina non dovrebbero essere trattati come estranei senza solide radici familiari. Che interesse ha il Canada a mettere famiglie stabili nel tritacarne dell’immigrazione?

Perché la mia famiglia solida dovrebbe soffrire le pene dell’inferno con l’Immigrazione perché la nostra cara nipote si è innamorata di un bravo ragazzo di Bologna che sette anni fa è stato fermato per strada per un alcol test? Perché mia cugina dovrebbe chiudere il suo negozio di parrucchiera a Mississauga perché un suo giovane parente di Rende non riesce a ottenere il visto per continuare a lavorarci?

Se Torre è un criminale, mettetelo in galera. Se ha pagato, lasciatelo alla sua famiglia. Se il marito di mia nipote o il parente di mia cugina non sono brave persone, allora diteci perché sono cattive, ma basta con la tortura della burocrazia. Per come stanno le cose, l’Immigrazione non sta facendo nulla per migliorare o rendere più sicura la situazione per la famiglia di Torre, la mia o per i canadesi.

Non ci si guadagna niente a rimandare o deportare famiglie stabili.

Il vecchio Trudeau diceva che non c’è posto per lo Stato nella camera da letto… forse il giovane Trudeau dovrebbe chiedere agli agenti dell’Immigrazione di smetterla di bighellonare e fare disordine nel resto di casa nostra.

Spero che il Corriere assuma un ruolo guida come portavoce degli interessi della comunità nell’assicurare che il processo per il visto non divida più le nostre famiglie.

Romano Sapone

(Mercoledì 14 settembre 2016)

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