Il Mercoledì di Rochester:
la gestione del fastidio

di James Hansen del October 14, 2021

L’Occidente segue con attenzione la scelta italiana di imporre una sorta di obbligo indiretto alla vaccinazione anti-Covid - rendendo meno fastidioso accettare la puntura piuttosto che rifiutarla - senza doverlo formalizzare con una legge.

Il tentativo italiano di aggirare l’aspetto legale farà scuola - comunque vada a finire - specialmente in Inghilterra, dove i diritti civili sono protetti con particolare ferocia. È lì che si è scoperto da poco che la legge esistente proteggerebbe oltre mezzo milione di vegani inglesi dall'obbligo di vaccinazione anti-Covid.

Il Governo britannico aveva inizialmente ipotizzato, un po’ alla maniera italiana, di spostare sui datori di lavoro l'onere di imporre la vaccinazione, rendendola una condizione di impiego. Poi è saltato fuori un parere giuridico dell’anno scorso secondo cui il veganesimo è una protected characteristic - equiparabile a una fede religiosa - perciò sarebbe impossibile negare o togliere un impiego a un “credente” vegano per via del sistema filosofico al quale aderisce.

Com’è noto, il veganesimo stretto - detto “etico” - vieta non solo il consumo di carne ma anche qualsiasi forma di sfruttamento degli animali. Il vegano vero, pertanto, evita non solo di mangiare gli hamburger e le bistecche, ma rifiuta anche il miele - un prodotto dello sfruttamento delle api - per non parlare dell’utilizzo di cinture, scarpe e borse di pelle.

In sé, i vaccini anti-Covid in uso nel Regno Unito non contengono direttamente prodotti animali, ma sono stati testati sugli animali e materiali di origine animale sono utilizzati nella loro produzione, elementi che li renderebbero inaccettabili al vegano praticante. Sono considerazioni che non toccano chi segue il veganesimo solo dal punto di vista dietetico oppure per un mero fatto di moda - ma come si fa a distinguere le forme sociali della fede vegana da quelle sinceramente sentite? È una determinazione che non spetterebbe a un’azienda, e il tentativo di farlo potrebbe comunque esporla a una causa per discriminazione.

Non è un problema solo per i datori di lavoro, anche gli stessi vegani sono turbati. Una portavoce della Vegan Society ha spiegato ai giornalisti che i vegani praticanti “sono provati psicologicamente dal dover affrontare il dilemma”, aggiungendo che molti di quegli “etici”, in ragione della loro “più ampia responsabilità nei confronti delle altre persone”, hanno scelto comunque di vaccinarsi. Altri, seccamente, ritengono che gli umani possano arrangiarsi, e che a loro, personalmente, la fede imponga la protezione delle bestie innocenti...

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