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Se a perdere è la memoria

Se a perdere è la memoria

TORONTO – Le polemiche e gli atti vandalici che accompagnano il Columbus Day non sono nuovi, sebbene in questo 2017 attraversato da tensioni di ogni tipo sembrano aver preso nuova forza, sull’onda degli scontri di Charlottesville di questo agosto. 
Negli Stati Uniti le statue erette per commemorare Cristoforo Colombo finiscono periodicamente nel mirino di attivisti e promotori dei diritti degli indigeni, e in Canada Giovanni Caboto ha spesso subito la stessa sorte. Già nel 1925 la città di Montreal aveva ordinato la rimozione di una statua di Caboto con l’iscrizione “Fondatore del Canada”, eretta dalla comunità italiana. 
Il Corriere Canadese a novembre del 2016 si era occupato della decisione della città del Quebec di togliere il nome di Guido Nincheri (artista italocanadese che godeva dell’ammirazione di papa Pio IX) da un parco pubblico. Il Comune di Montreal aveva poi fatto un passo indietro e il Parco Guido Nincheri esiste ancora, ma per quanto tempo?
La questione è molto complessa e coinvolge vari aspetti della vita di una comunità, che deve fare i conti con il proprio passato e allo stesso tempo avere un’idea chiara del suo presente e della direzione che vuole prendere nel futuro. 
I monumenti della Guerra Civile americana che stanno cadendo sotto il peso della protesta contro il suprematismo bianco riflettono ora, più che il passato razzista che pure simboleggiano, il presente di una società che rifiuta di farsi rappresentare da un presidente che gode dell’appoggio del Ku Klux Klan. Ma si può imporre una nuova idea di Paese, una nuova storia, una nuova immagine, cancellando le vestigia di quello che fu?
A Minneapolis, Minnesota, sono state raccolte più di 2.000 firme per rimuovere una statua di Cristoforo Colombo e sostituirla con una dedicata a Prince, genio della musica morto lo scorso anno, originario proprio di Minneapolis. Secondo uno dei firmatari, “piuttosto che glorificare un uomo che voleva l’estinzione di neri e nativi, dovremmo onorare membri della nostra comunità la cui guida troviamo d’ispirazione”.
Se è ovvio che l’eredità lasciata da Prince è decisamente meno problematica di quella di Colombo, non si rischia, perdendo la rappresentazione di tali figure, di dimenticarne la portata, negativa o positiva che sia? Dopotutto “monumento” e “monito” hanno in comune la stessa radice, il latino “monere”, che significa “ricordare”, “avvisare”, e quindi anche “correggere”.
Sulle pagine del New York Times, all’indomani dei fatti di Charlottesville, lo storico dell’arte Holland Cotter chiedeva che le statue della Guerra di Secessione venissero conservate in un museo e non demolite, usando una metafora molto efficace: “sulla scena del crimine non si distruggono le prove”.
Auschwitz, le rovine di Hiroshima e Nagasaki e le reliquie del ventennio fasctista in Italia servono da monito a non ripetere una delle pagine più sanguinose della storia dell’umanità. Cosa succederebbe se non avessimo più davanti agli occhi il ricordo di quello che siamo stati capaci di fare?
 

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