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Rapsodia Italiana: da Alcide De Gasperi a Salvini e Di Maio

Rapsodia Italiana: da Alcide De Gasperi a Salvini e Di Maio

TORONTO – Il Corriere Canadese riferisce quotidianamente le vicende surreali della cronaca politica che vive l’Italia dalle elezioni del 5 marzo scorso. È utile tuttavia esaminare per i nostri lettori come si è giunti all’assurda situazione attuale. 
Secondo il mito italiano dell’anteguerra l’Italia era il Paese di santi, poeti, navigatori ed …esploratori. Cristoforo Colombo scoprì l’America, Giovanni Caboto approdò nel Newfoundland allora sconosciuto, Giovanni da Verrazzano scopri le coste orientali dell’America del Nord. Amerigo Vespucci addirittura dette il nome al continente americano.
Dopo il disastro della guerra che sotterrò i miti nazionalistici, ci adattammo a miti domestici più maneggevoli: Bartali e Coppi campioni del ciclismo, i campionati del Mondo, con le bandiere tricolore sventolanti su St. Clair, la Ferrari ed anche il Made in Italy. La vita politica è stata invece matrigna.
Mentre altri Paesi del mondo occidentale si sono dati ordinamenti stabili, il genio italiano è stato restio alla disciplina e allergico al rispetto delle regole. Nel dopoguerra, la prima repubblica fu prolifica genitrice di 63 governi, dopo estenuanti trattative, che richiesero spesso l’aiuto di redivivi esploratori come documentato dal Corriere. La irrefrenabile fantasia italica li definì con i nomi più coloriti, tra cui: governi di transizione (sempre), governi balneari per una sola estate, governi staffetta, governi cerniera, in attesa del prossimo.
Finì male con Tangentopoli, quando si scoprì che i partiti avevano rubato a man bassa affondando le mani senza pudore nelle tasche degli italiani.
Nacque la seconda repubblica. Silvio Berlusconi, imprenditore, fino ad allora socialista, scoprì la "rivoluzione" liberale per ammodernare l’Italia, liberandola dai partiti corrotti della prima repubblica. All’Italia non disse bene e non solo per le abitudini festaiole personali del Capo. Ma soprattutto per la gestione disastrosa dell’economia nazionale. Nel 2011 Giulio Tremonti, ministro del Tesoro di Berlusconi, fu costretto a scrivere una lettera di resa all’Unione Europea per evitare il fallimento.
Finì così ingloriosamente la seconda repubblica. Venne il governo di Mario Monti con un passato di consulente di Goldman Sachs, membro della Commissione Trilaterale, del supersegreto gruppo Bilderger. Impose agli italiani lacrime e sangue ed una austerità che, come sempre, fece vittime le classi sociali più vulnerabili e l’ansimante fragile classe media.
Con raro barlume di buonsenso il parlamento si convinse che così non si poteva continuare perché non davamo un bello spettacolo.
 Il segretario di Stato americano Henry Kissinger scrisse lapidariamente: "Ogni anno, nelle riunioni internazionali non sappiamo mai quale Primo Ministro italiano verrà. Quel che sappiamo è che non verrà mai lo stesso".
Fu varata una legge elettorale denominata Mattarellum, dal nome dell’attuale presidente della repubblica Sergio Mattarella. 
La legge recepiva il concetto della legge elettorale canadese, dove in ogni distretto viene eletto chi ha più voti, ma con un’opportuna correzione proporzionale.
Ottima legge, ma non per l’Italia. Berlusconi capo di un partito personale, nel 2005, escogitò una legge che lo stesso autore definì porcellum, una porcata. 
Non più parlamentari eletti dagli elettori, ma liste dove i primi venivano eletti secondo i seggi che ogni partito riceveva in una regione. I capi partito e non gli elettori, in effetti "nominavano" chi volevano eleggere. La porcata era troppo. Allora, italian style, si studia un’altra legge.
Dopo estenuanti trattative, emendamenti (un partito presentò 8mila emendamenti), rimpalli tra Camera e Senato, perché in Italia le leggi devono essere approvate sia dalla Camera che dal Senato, venne cinicamente approvata l’ibrida legge con cui si è votato il 4 marzo scorso. 
Né carne né pesce, mezzo uninominale, mezzo proporzionale, non permette a nessun partito di vincere la maggioranza di seggi. 
Con la creatività italica si giunge al parossismo. In Canada, paese pragmatico, c’è un numero limitato di partiti che bene o male rappresentano l’intero arco geopolitico. 
In Italia alle scorse elezioni sono state presentate 103 liste. Nessun partito, come era prevedibile, ha avuto la maggioranza di seggi in parlamento e in una repubblica parlamentare il governo deve essere legittimato dalla fiducia delle Camere. 
La parabola discendente dell’Italia è completa: dalla Prima Repubblica…. ritorno alla Prima Repubbica. 
Una caduta deprimente: da Alcide De Gasperi a Matteo Salvini, University drop out e Gigi Di Maio webmaster e steward allo stadio San Paolo di Napoli e drop out sia della facoltà di Legge che quella di Ingegneria. Amen
 
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