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Questa legge elettorale è una vergogna per chi l’approva

Questa legge elettorale è una vergogna per chi l’approva

TORONTO – La legge elettorale uno schiaffo a noi? No una vergogna per la classe politica italiana. In Italia come riferisce il Corriere Canadese, i deputati a Roma stanno discutendo la legge elettorale e, manco a dirlo, hanno riscoperto NOI cioè gli italiani, cittadini della madrepatria che viviamo all’estero. Era inevitabile. Ma ci hanno riscoperto per ricordarci che siamo cittadini di seconda classe, una marmaglia che non può essere eliminata, perché siamo cittadini, ma da far sparire tra le pieghe della ignobile legge che stanno raffazzonando tra poteste e colpi di mano.
La legge 459 del 2001 che dà il diritto di voto agli italiani all’estero fu elaborata in applicazione della riforma della Costituzione che garantiva l’elezione di 12 deputati e 6 senatori per rappresentare gli italiani all’estero.
Il deputato Maurizio Lupi è uno dei 300 e passa parlamentari che hanno cambiato casacca dal 2013, dimessosi da ministro delle Infrastrutture del Governo Renzi perché coinvolto in uno scandalo per una storia di corruzione incluso orologio Rolex (10.350 euro) per il figlio. Ha presentato un emendamento alla controversa legge elettorale, proponendo, senza vergonarsi: 1) il candidato in una circoscrizione estera non può candidarsi in Italia e 2) gli elettori residenti in Italia possono candidarsi in tutte le circoscrizioni estere mentre i residenti all’estero possono candidarsi solo nella circoscrizione di residenza. Un altro emendamento di FI (Forza Italia) ancora più spudorato, poi decaduto, voleva impedire il voto per corrispondenza negando di fatto il diritto di voto a tutti gli italiani residenti all’estero al di fuori delle metropoli. Immaginate il Canada, l’Australia, il Brasile, l’Argentina.
L’emendamento del deputato Lupi riflette la mentalità di una classe politica cieca che ha perso qualsiasi senso di decenza. Pensa che noi italiani all’estero portiamo i sonagli e che possiamo fare solo coro quando i politici italiani vengono a spese dei contribuenti con il codazzo di amici, amanti e compari per decantare i vincoli tra "loro" e noi e l’immancabile ponte in perenne gestazione da costruire con la madrepatria. Fessi e contenti, si illudono di pensare loro.
Gli italiani emigrati all’estero per fuggire alle condizioni disastrose dell’Italia nel dopoguerra hanno dato onore all’Italia affermandosi in ogni paese di accoglienza. 
Perché? Innanzitutto per la capacità, l’orgoglio e l’ambizione di riuscire e secondariamente perché accettati da paesi aperti al contributo dei "diversi". Da queste parti, gli italocanadesi si sono affermati in tutti i campi, ma per restringerci alla politica, nel giro di una generazione, hanno occupato posti di responsabilità a tutti i livelli fino alla Corte Suprema. 
Grazie ad un sistema politico aperto ed inclusivo che dà ai cittadini il diritto di votare per il candidato preferito, al contrario dell’Italia che con la legge vigente dal suo stesso autore definita "una porcata" i parlamentari vengono nominati dai capi dei partiti. Come? Non esistono le preferenze, ma solo liste bloccate cioè gli elettori votano per una lista. 
Se in una regione il partito A conquista 4 seggi vengono eletti i primi quattro candidati che il "Boss" ha messo nella lista.
Con la nuova legge due terzi dei parlamentari saranno nominati dai capi dei partiti. Questa scellerata legge imposta a colpi di voti di fiducia è oltretutto esempio di cecità politica fatta per portare voti ai movimenti anti sistema come Cinque Stelle e certamente alla disaffezione dei cittadini. E che dire di Renzi che era stato accolto come rinnovatore perché, a suo dire, voleva "rottamare" il vecchio sistema ed è ora immerso nel fango fino ai capelli. L’emendamento Lupi era troppo. Commentatori paludati usano paroloni vuoti quali "diniego della democrazia", "diritti dei cittadini" ecc. La realtà è semplice. 
In Italia impera una classe politica corrotta, la peggiore dal dopoguerra, attaccata alla poltrona che non vuole mollare. Ora vogliono impadronirsi anche dei seggi all’estero i cui rappresentanti sono gli unici "eletti", perché sono gli "unici" che sono stati votati con la preferenza.
L’emendamento di Maurizio Lupi era troppo, ma non è stato respinto con sdegno, se la parola decenza ha ancora senso. È stato modificato nel senso che i candidati residenti in Italia possono candidarsi solo in una circoscrizione estera, mentre noi residenti all’estero, cittadini di seconda classe non possiamo candidarci in Italia.
E per aggiungere scherno alla beffa ed involontariamente una nota umoristica, è stato approvato allegramente, senza voto di fiducia un emendamento secondo cui non è eleggibile all’estero chi ha ricoperto nei paesi di residenza cariche politiche o di governo  nella magistratura o nelle forze armate negli ultimi dieci anni. 
Non fa meraviglia che, dato il livello culturale della classe politica italiana, non hanno considerato che gli italiani all’estero nella categorie escluse dal diritto di candidarsi, siano qualificati più di gran parte dell’accozzaglia di Nominati e che si guarderebbero bene di essere contaminati dal fetore di una classe politica in decomposizione. 
La legge elettorale non è solo uno schiaffo agli italiani all’estero è una vergogna per chi l’approva.
 
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