La diplomazia del “cane arrabbiato” - Stile Trump

di Redazione del April 10, 2017

 TORONTO - C’è un’ovvietà che ripetutamente viene dimenticata quando le emozioni sono le ragioni rimosse per giustificare un’aggressione: “La prima vittima di guerra è la verità”.

 English Version >>> Junkyard Dog Diplomacy – Trump Style

La verità di chi? Dipende dagli obiettivi e dalle conseguenze - cui prodest, chi ci guadagna? La storia suggerisce che non esiste “l’obiettività” nelle questioni di guerra.
Trump ha deciso unilateralmente di bombardare un campo aereo siriano. Non ha chiesto l’approvazione del Congresso, né almeno apparentemente ha chiesto per una coalizione di favorevoli da qualsiasi corpo internazionale riconosciuto di paesi.
La presunta motivazione era di punire il regime siriano per aver ucciso civili siriani con il gas nervino. La Guerra Civile sta andando avanti da 5 anni, ha provocato almeno 2,5 milioni di rifugiati, un numero incalcolabile di morti e distruzione oltre ogni possibile immaginazione.
Alcuni pensano che questa dimostrazione di forza e potere sia una cosa buona. Il Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, con sede a Montreal, Canada, non si considera in questo gruppo di cheerleaders. Citando studi fatti dalla commissione dell’Onu che indaga sulla proliferazione di armi chimiche nel conflitto siriano, il professor Michel Chassudovsky ha accusato Washington e i media americani di mentire.
Lui aggiunge che la questione delle armi chimiche “è una falsa bandiera, un pretesto e una giustificazione dichiarare guerra, una guerra illegale e di aggressione”. E continua dicendo che “non ci sono basi alle accuse di Trump che il governo di Bashar al Assad è stato coinvolto nel lancio deliberato di armi chimiche con l'intenzione di voler uccidere civili siriani”.
Un report della BBC, pur accettando la tesi che cinque anni fa l’esercito siriano avesse le armi e il potenziale per usarle, ha riconosciuto che Daesh si è impossessato di riserve di questi armamenti. A differenza dell’esercito siriano e del suo alleato russo, Daesh non è nemmeno lontanamente collegato alle convenzioni internazionali e ai controlli sulle sue capacità militari.
Non sorprende che la Russia abbia mandato forti messaggi nel condannare l’attacco aereo e nel sostenere il suo cliente. Le cose stanno diventando complicate. Si spera che il team di Trump abbia pensato alle possibili conseguenze prima che vi sia una escalation degli eventi che porti a una spirale fuori controllo.
La Casa Bianca si è sforzata di dire che questo era un evento unico. Allora qual era il suo scopo? Già ci sono dei rapporti che contraddicono l’impatto dei 59 missili sulla funzionalità dell’aeroporto preso di mira. I russi dicono che solo 23 hanno colpito gli obiettivi previsti. Gli aerei stanno atterrando e decollando.
I sostenitori di Trump stanno ancora brindando alla “dimostrazione di forza”. Gli europei invece hanno dato delle manifestazioni di sostegno molto più tiepide. In altre parole, non faranno polemiche... ma non aiuteranno. La Cina ha caratterizzato la prova di forza come “stupida”.
Una critica professionale potrebbe anche sostenere che il vero obiettivo fosse la Cina. Il suo presidente era ospite di Trump quando gli americani hanno lanciato il raid. Il timing potrebbe suggerire la minaccia velata che per la Cina sarebbe meglio cooperare sulla Nord Corea (e su altre questioni) o gli Usa faranno quello che vorranno. Ha voluto dare una prova.
Trump potrebbe anche essersi stancato dei continui problemi negli affari interni e ha voluto ricordare a tutti che lui è ancora il più “maschio”. 
Trump ha ringhiato e ha morso perché poteva farlo. La domanda è: lui e gli Usa hanno aumentato o diminuito le loro opzioni nel farlo? Per ora né lui né il suo team hanno dimostrato una abilità di generare fiducia nella loro competenza. 
Peccato. È il presidente del Mondo Occidentale, nel bene e nel male...

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TORONTO - Donald Trump sembra virare da una crisi comunicativa all’altra. Stiamo assistendo ad un’esperienza simile a un passeggero che si trova a bordo di una macchina in un autoscontro del Carnival Midway, non si va da nessuna parte, ma il brivido di evitare la prossima collisione sfuma ad ogni momento che passa. In sei mesi del suo mandato, il Presidente degli USA, in tutta evidenza, pare impegnato a mostrare al mondo di essere non solo il “capo supremo”, ma che è anche pronto  - se non occupato - ad invertire modi di fare (esistenti da tempo) e tendenze che hanno caratterizzato le società democratiche occidentali e progressiste compresi anche i valori sociali che ne derivano. Le rivolte e la tragedia a Charlottesville potrebbero essere il momento definitivo della sua Presidenza. Ma egli non sembra rendersi conto delle totali conseguenze, lasciando un vuoto enorme che ognuno può riempire come vuole.
È alquanto difficile immaginare che qualcuno così immerso nel mondo internazionale delle finanze, nel potere esecutivo, nella cultura e tra le “personalità globali” si fermerebbe a valutare le sfumate situazioni che caratterizzano la sua autorità nel suo paese e all’estero. Non meno di sei direttori generali  di compagnie con interessi internazionali hanno abbandonato il suo Consiglio Consultivo dopo i pasticci del suo unico messaggio che gli Americani (e chiunque con un po’ di coscienza) avrebbe voluto ascoltare a seguito di Charlottesville: non c’è spazio nella nostra società per gli estremisti, e chiunque voglia riportarci ai giorni bui del passato avrà addosso tutto il peso della Presidenza e del Sistema. 
Ha fatto pausa. Poi ha peggiorato la situazione, suggerendo che i neo-nazisti e gli estremisti che espando odio potrebbero non essere così malvagi. 

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