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Ecco le dieci domande poste dai partecipanti a Villa Charities Inc.

Ecco le dieci domande poste dai partecipanti a Villa Charities Inc.

Articolo di Pierluigi Roi
 
Toronto – C’è un senso di diffidenza, scetticismo  ed incertezza fra le persone intervenute mercoledì sera all’ultimo incontro indetto da Villa Charities per sentire il feed back della comunità circa lo sviluppo del Columbus Centre.
La serata si è aperta con il volantinaggio davanti le porte di Villa Colombo con gli ultimi articoli apparsi su questo giornale.
All’interno un’attesa lunga e un po’ nervosa di una settantina di persone, giovani e meno giovani, di tutte le etnie e di ogni ceto sociale, madri, padri, nonni e nonne.
Ci sono professori universitari, massaie, pensionati, e qualche giovane: uno spaccato in piccolo della nostra comunità.
Tutti si accomodano intorno ad una decina di tavoli a discutere animatamente, ma molto civilmente, di qualcosa che non si può demolire né con il bulldozer né con una firma: il concetto di  identità e di appartenenza per qualcosa che sentiamo parte della nostra storia.
Molte persone sedute ai tavoli, in passato, donarono tempo, danaro e molta passione per la costruzione del centro: uomini  e donne con le mani nodose di chi ha lavorato duro tutta la vita e che si sono presentati in questa gelida serata per sperare di fare la differenza ed evitare  che i loro sforzi non vengano cancellati con un colpo di penna, una semplice firma su un pezzo di carta. 
Le stesse identiche domande riecheggiano di tavolo in tavolo e vocalizzano tutta la frustrazione dei presenti che si sentono non solo esclusi dal processo decisionale ma forse anche un po’ presi in giro per la tardività di queste riunioni last-minute.
Queste le 10 domande  poste al VCI dai partecipanti:
• Perché la comunità non è stata coinvolta dal primo giorno, nel progetto di sviluppo del Columbus Centre?
• Perché coinvolgerla solo di recente dopo le animate proteste della comunità?
• Perché amalgamare un edificio scolastico a scopo didattico con un centro ricreativo a scopo sociale e comunitario?
• Perché non mantenere le due strutture vicine, ma separate?
• Che fine faranno i terreni della scuola Dante Alighieri se questa viene trasferita?
• Perché abolire lo spazio verde di cui usufruiscono tutti, dai bimbi del day-care agli anziani di Caboto Terrace? 
• Il nuovo Columbus Centre, al netto dello spazio scolastico, sarà più grande o più piccolo di quello esistente?
• Al termine della ristrutturazione chi sarà il proprietario della  nuova struttura, il VCI o il TCDSB?
• Quanto costa il progetto e come viene pagato?
• Perché parlare solo del Columbus Centre e non del piano di sviluppo edilizio circostante e dei possibili costi e ricavi?
Domande a cui almeno – per ora – nessuno ieri ha offerto risposta nonostante la presenza di numerosi esponenti del VCI  board. 
I consulenti assunti infatti esporranno alla comunità  la sintesi delle consultazioni il 15 gennaio, ma solo dopo averla già presentata ai propri clienti: il VCI e il TCDSB.
E poi?
Il VCI e il TCDSB dovrebbero decidere in merito. 
Vedremo allora  effettivamente se la comunità ha diritto di voto su un tema così  sentito.
Sempre che il governo provinciale non intenda intervenire direttamente nella questione prendendo una chiara e ferma posizione al riguardo.
 
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