Columbus Centre: la nostra identità non ha prezzo

di Joe Volpe del December 1, 2017
Articolo di Pierluigi Roi
 
TORONTO Condivido le critiche avanzate nei confronti di Villa Charities circa la poca limpidezza e trasparenza del processo di espansione e l’apprensione di chi ritiene troppo alta la densità di popolazione dei nuovi condominii progettati sui terreni in questione.
Sono però d’accordo che nel 2017 dedicare spazi aperti per campi da tennis e parcheggi non sia esattamente il modo migliore di utilizzare un’area di Toronto sempre più pulsante e viva. 
Che può diventarlo ancora di più con un progetto equilibrato che tenga in considerazione, la forma e la sostanza, le richieste di un luogo di incontro della nostra comunità e lo sviluppo edilizio non tradotta in colata di cemento.
Quindi il progetto non è da accantonare a priori. Ben venga lo sviluppo  (era ora!) ma con le giuste finalità: ampliare e migliorare quello che e’ stato per anni IL centro gravitazionale della nostra comunità.
Il timore che serpeggia nella comunità  è che questa operazione non sia a favore dello sviluppo, ma anzi della svendita – a ragione o torto, legalmente o meno - di un profondo senso di appartenenza. 
Questo è uno dei punti principali: quanto è importante il senso di appartenenza ? Quanto è importante il senso di identità che il Columbus Centre simboleggia?
Il Columbus Centre ha simboleggiato  questo senso di appartenenza  creando un punto di incontro della nostra comunità ed è ovvio che la comunità voglia essere coinvolta in questa drammatica ristrutturazione.
Chi gestisce questo cambiamento non ha preso in considerazione il fattore identità di cui la nostra comunità è molto fiera.
Lo sviluppo dell’area del Columbus Centre sembra  riconoscere le radici  solo nella forma, ma non nella sostanza,  e soprattutto non sembra possa assurgere a nuovo centro gravitazionale  della nostra comunità, come invece ci si auspica.
La ristrutturazione deve essere intesa come occasione per lasciare questo senso di appartenenza  alla cultura italiana ed esserne orgogliosi. 
Il Columbus Centre è stato e dovrebbe continuare ad essere un crocevia di italianità in tutti i campi in cui l’Italia eccelle: l’arte, il design, la moda, il cinema e la musica, solo per fare qualche esempio, e dovrebbe essere anche e soprattutto un luogo di incontro. 
In un mondo dominato dalla vita virtuale, necessita anche uno spazio fisico dove la gente possa incontrarsi, ricordando il vecchio senso di “piazza”.
Credo che questa sfida sia una vera prova di maturità per la nostra comunità, minacciata dalla dispersione nel magma multiculturale canadese e cercando di mantenere alto il nostro retaggio culturale,  di cui il Columbus Centre ne è un classico esempio.
Non da ridimensionare, ma da ampliare.
Questa è un’occasione da non perdere e soprattutto dimostrare che la comunità è unita e il management di Villa Charities ne deve prendere atto.
Per fare questo Villa Charities deve dimenticare la politica del muro contro muro ed avviare un dialogo reale e costruttivo.
I muri lasciamoli a sud del confine. Perché quella politica non paga mai.
 
 

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