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Bilancio: spiragli di interesse sulla stampa etnica

Bilancio: spiragli di interesse sulla stampa etnica

TORONTO – Si può dire di lei ciò che si vuole, ma Kathleen Wynne, Premier dell’Ontario, è una professionista esperta e raffinata. Riflette le sue buone intenzioni complessive, a volte quasi rammaricata per non aver portato a termine quanto le sarebbe piaciuto. 
Ero presente alla sua conferenza stampa sul Budget, martedì scorso, messa a punto specificatamente per la “stampa etnica”, non per ascoltare le capriole intorno al Bilancio, ma per valutare le iniziative finanziarie importanti per quei stessi “stampa e media etnici” e per la nuova realtà demografica emergente come futuro dell’Ontario.
Non è un segreto che il News Business è, nel migliore dei casi, una sfida. La stampa “etnica” in una terza lingua non fa eccezione. Essa soffre per le entrate sparse provenienti quasi esclusivamente da inserzionisti parsimoniosi che “vogliono il più di tutto per meno di poco”.
Il Corriere non è immune da queste condizioni. Non lo sono neanche i partiti governativi e/o politici. Quest’ultimi spasimano per una copertura, vogliono relazioni “basate sui fatti” e analisi giuste.
Mi hanno ricordato un ex ministro federale che mi disse: “So che devi criticare il governo, ma non dire nulla di negativo su di me.” 
È stato un enorme fallimento come ministro, ma ora è un “amabile” ospite di un trio di stazioni radiofoniche, i quali programmi sono una vetrina per quella gente che pensa: “Ho già deciso con la mia mente, non mi confondete con i fatti”.
Ciò è biasimevole per due motivi principali: 1. Vengono considerati come media (in lingua inglese) – equilibrati, informativi e autorevoli. 
2. I governi e il mondo degli affari alimentano un mercato in calo. L’incremento della popolazione non risulta diretto verso quella parte di canadesi anglofona o francofona.
I risultati di Statistics Canada pubblicati nell’Agosto 2017, hanno stabilito che il gruppo demo-linguistico etnico in Canada rappresenta il 22% di tutta la popolazione – più di quella francofona, nonostante i miliardi di dollari spesi ad ogni livello governativo per mantenere viva e conservare la lingua francese.
Secondo la stessa agenzia, circa sette milioni di canadesi parlano e agiscono usando una lingua diversa dall’inglese o dal francese. 6.8 milioni di loro sono tra le prime venti comunità non anglofone o francofone. 
Visto l’orientamento dell’immigrazione negli ultimi trent’anni, sembra che almeno una metà (3.4 milioni) sono residenti in Ontario.  A conti fatti, il 25% dei cittadini della provincia.
A suo vantaggio, durante la conferenza stampa, Kathleen Wynne ha annunciato l’avvio di un programma che spera inizia a rimediare allo squilibrio crescente tra le risorse dedicate all’informazione pubblica e l’attuale pubblico interessato ai programmi del governo creati e pagati dai contribuenti. 
Non c’è nessun riferimento a tutto questo nel Budget.
Non c’è tanto da preoccuparsi. La somma è abbastanza piccola: 6 milioni di dollari in tre anni, a cominciare da Settembre, per incoraggiare la ricerca, la raccolta dati, l’editoria, la produzione e la distribuzione di un giornalismo con una qualità consistente, che sia locale e considerevole. 
La somma servirà anche ad aiutare a stabilire quali agenzie di stampa in terza lingua possano usufruire di fonti pubblicitarie governative esistenti ed altre risorse.
È un’iniziativa incoraggiante, anche se estremamente modesta e condizionata. 
Nessuna società può sostenere i suoi standard e una qualità di vita senza una Stampa che evidenzi e critichi gli attributi che attraggono investimenti  e gente.
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