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La triste vicenda di un anziano italocanadese

La triste vicenda di un anziano italocanadese

TORONTO – “E il vecchietto dove lo metto,/ dove lo metto non si sa,/ mi dispiace ma non c’è posto,/ non c’e’ posto per carità”. È questo il ritornello di una famosa canzone di Domenico Modugno del 1977 intitolata “Il vecchietto”.

Una canzone che oltre a far sorridere fa riflettere su un problema che con il passare degli anni sta diventando sempre più grande.

In una società frenetica e scandita dai ritmi del lavoro e degli impegni, i genitori anziani diventano talvolta un peso.

Se poi subentrano anche problematiche nei rapporti tra genitori e figli la situazione diventa ancora più difficile.

Pubblichiamo di seguito una lettera che è uno sfogo e al tempo stesso una richiesta di aiuto scritta da un anziano di origine italiana di 86 anni che dice di essere stato mandato via dalla casa della figlia dove viveva da 26 anni.

Una vicenda che, senza voler entrare in merito alla situazione e al rapporto dell’anziano con la figlia e il genero, non può non suscitare tristezza. Tanta tristezza.

Gentilissimo Direttore, mi scuso per la mia calligrafia, la mano mi trema. Sono stato dimesso dall’ospedale da poco e mia moglie è deceduta da tre mesi dopo 62 anni di matrimonio per un male incurabile. Con mia moglie abbiamo vissuto per oltre 26 anni con nostra figlia per accudire sei nipoti. Con la morte di mia moglie sono stato sfrattato come un sacco di spazzatura; mentre mi trovavo ancora in ospedale sono stato avvisato da mia figlia e da suo marito che non mi volevano più nella loro casa per aver usato quattro anni fa parole offensive verso mia moglie. Inoltre non mi è stato consentito di partecipare al funerale di mia moglie. Dietro questa triste vicenda ci sono le bugie di mia figlia e del suo degno marito (zingaro). Sono un uomo di 86 anni con una pensione di 1.500 dollari al mese, qui dove risiedo da oltre tre mesi pago 2.800 dollari al mese e con le ultime mie riserve di denaro potrò restarci al massimo altri due mesi, eppoi, dove andrò? Devo morire sotto un ponte, dopo aver cresciuto tre figli con tanti sacrifici. Sono disperato, aiutatemi! L’assistenza sociale non mi è stata di aiuto, solo chiacchiere. Aiutatemi, vi prego.

Giacinto (George) Panza