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Scioccante: Covid-19 ride della nostra preparazione

Scioccante: Covid-19 ride della nostra preparazione

Scioccante: Covid-19 ride della nostra preparazione

TORONTO – L’obiettivo principale di un sistema sanitario in qualsiasi Paese è migliorare la salute della popolazione. La maggior parte dei governi nazionali riconosce che sono necessarie una costante vigilanza e riforme sanitarie per far fronte alla crescita e all’invecchiamento della popolazione unita a una spirale dei costi.

Come punto di riferimento per i politici, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato una classifica dei sistemi sanitari di oltre 190 Paesi. Le valutazioni hanno generato molti dibattiti mettendo in discussione la metodologia utilizzata, i criteri considerati e le conclusioni di tali pubblicazioni a tal punto che l’OMS ha smesso di pubblicare la classifica. Altre organizzazioni “regionali” no. Poco è cambiato dalla pubblicazione di tali elenchi.

I sistemi sanitari dei paesi sono classificati in base a vari criteri. Il primo è il miglioramento della salute generale della popolazione, in termini di livelli di assistenza fornita e di accessibilità ad essa.

Un altro fattore nella struttura di classificazione è il livello di reattività e uguaglianza del sistema sanitario. Ciò include la velocità e l’erogazione del servizio, la protezione della privacy e la qualità delle prestazioni fornite.

La qualità dell’assistenza sanitaria si riferisce ai pazienti che hanno accesso a medici, procedure diagnostiche e trattamenti in modo tempestivo, sicuro ed efficace.

Sono inoltre considerati la convenienza e l’affidabilità. Come previsto, anche questo concetto di “equo contributo finanziario” (le famiglie a basso reddito non dovrebbero pagare una quota maggiore delle loro spese discrezionali in termini di salute rispetto alle famiglie più abbienti che invece pagano) è, anch’esso, nell’insieme di criteri.

Tenendo presente questo, facciamo riferimento alla classifica dei sistemi di assistenza sanitaria nei Paesi che abbiamo seguito nei nostri aggiornamenti quotidiani on line sul Covid-19 (Corriere.com). Vedi tabella n.1.

Per diversi anni, sia la Francia che l’Italia “hanno gareggiato” per il primo posto. Questi due Paesi celebrano l’eccellenza del loro sistema sanitario e si posizionano regolarmente tra i migliori al mondo se si considerano la qualità in assoluto, la salute generale della popolazione e l’equità di accesso.

Quindi perché questi Paesi sembravano così vulnerabili da quando il Covid-19 ha invaso le loro terre e infettato la popolazione?

Il secondo grafico riflette un sistema di classificazione in cui il Covid-19 rappresenta un fattore, in particolare, nel tasso di mortalità tra coloro che risultano positivi al virus.

Attenzione, però: questo NON riflette la percentuale della popolazione infetta, solo il triste risultato per coloro che sono stati abbastanza sfortunati da essere infettati.

Come nella classifica dell’OMS sulla qualità dell’assistenza sanitaria, la Francia è al primo posto. Ma non è un livello che nessun altro paese vuol raggiungere. Dall’inizio della pandemia in Francia, oltre 30.000 decessi sono stati attribuiti al Covid-19, per un tasso di mortalità del 17% di coloro che risultano positivi al virus. Questo è un fatto che fa riflettere per un Paese con il miglior sistema sanitario.

L’Italia occupa il secondo posto nella classifica dei sistemi sanitari. Eppure, nonostante ciò, l’Italia non era immune agli effetti del Covid-19. È al quarto posto nella mortalità dei positivi al Covid-19, con un tasso del 14,3%.

Di tutti i casi confermati positivi di Covid-19 nel Paese, oltre 35.000 persone sono morte a causa del virus. È stato il Paese europeo più colpito dall’inizio della pandemia; cioè, fino a quando il Regno Unito non ha iniziato a segnalare infezioni e decessi secondo gli stessi protocolli riconosciuti dagli altri paesi.

Il sistema sanitario nazionale (NHS) nel Regno Unito si colloca al 18 esimo posto nella lista. Il governo britannico ha iniziato ad attirare su di sé le critiche per avere “sottovaluto” la gravità della crisi del coronavirus. Stava spostando il “peso della malattia” (morte) su condizioni di salute a lungo termine preesistenti in circa l’85% dei casi, misurando con questo criterio le cause della morte. È stato riferito che un funzionario della sanità avrebbe dichiarato che “sono malati e vecchi e moriranno comunque”.

Un Regno Unito rimasto imbarazzato ammette ora oltre 45.000 decessi attribuibili al virus, con un tasso di mortalità del 15,4% – arrivando ad occupare il 2° posto nel sistema di classificazione “fatalita’ Covid-19”.

In Canada, il nostro sistema sanitario è al 30° posto, meglio degli Stati Uniti, con altri sette posti dietro. Nonostante la classifica, di tutti i casi positivi di Covid-19 in Canada, il 7,9% si è rivelato fatale. Le province dell’Ontario e del Quebec hanno subito notevoli perdite di vite umane a causa del Covid-19, principalmente nelle case di cura a lunga degenza.

Durante la fase di ripresa economica, dopo mesi di “blocco”, la gente sta tornando al lavoro e si mescola all’interno delle loro comunità mentre pratica misure di sicurezza per ridurre al minimo il contagio.

Non esiste ancora alcuna cura, nessun rimedio, né un vaccino per fornire immunità e protezione contro il Covid-19. Quindi come calcolare la nostra prontezza di poter affrontare l’impatto sulla nostra salute e sul sistema sanitario in caso di una potenziale “seconda ondata”?