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Industria del turismo a zero in Ontario: stare a casa, stare al sicuro, rimanere poveri

Industria del turismo a zero in Ontario: stare a casa, stare al sicuro, rimanere poveri

Industria del turismo a zero in Ontario: stare a casa, stare al sicuro, rimanere poveri

TORONTO – Il motto “stare al sicuro, stare a casa” è stato ripreso in tutto il Paese. I canadesi hanno fatto proprio questo slogan, nel tentativo di rallentare la diffusione del Covid-19.

Anche i visitatori stranieri stanno soggiornando a casa. O non possono uscire dal proprio Paese, o non saranno ammessi nel nostro.

Non sorprende che l’industria del turismo sia in forte declino, se non in totale arresto. Però, se il governo vuole far ripartire l’economia dovrà prestare attenzione ad uno dei suoi fattori trainanti: l’industria del turismo.

Il governo federale ha appena stanziato 30 milioni di dollari a questo scopo. Sembra che ci sia un “collegamento”. I fondi originariamente destinati ad attirare visitatori dall’estero saranno ora distribuiti alle organizzazioni che promuovono il turismo in tutto il Paese o, nel nostro caso, nell’Ontario meridionale.

Sono sufficienti? Le aree dipendenti dal turismo, come le iconiche cascate del Niagara e la regione del Niagara, riceveranno 4,5 milioni di dollari per fare marketing. Il sindaco di Niagara Falls, Jim Diodati, era entusiasta dei fondi, ma “i dollari per il marketing non aiuteranno quando i battenti rimangono chiusi”, ha detto in un’intervista esclusiva al Corriere Canadese.

Le Cascate del Niagara non sono state accessibili ai turisti negli ultimi tre mesi. Ciò è costato circa il 98% del flusso di reddito nell’industria del turismo, ovvero circa 40.000 posti di lavoro. Potrebbero tornare.

“Il problema più grande… sono i costi fissi e operativi per gli ultimi tre mesi”; questi non saranno recuperati, ha detto il sindaco Diodati. Comunque, le Cascate del Niagara chiedono 94 milioni di dollari al governo federale. Questo è ciò che può essere necessario per recuperare quello che è stato perso nei costi fissi e operativi derivanti dalle chiusure dovute al Covid-19.

Il problema va più in profondità. La regione del Niagara vede in media tredici milioni di visitatori all’anno (Niagara Region Report 2017). La maggior parte di essi (67%) che visitano la regione risiedono in altre parti del Canada. E di quel totale, il 65% proviene dal solo Ontario. Il “lockdown” costringe tutti a stare a casa ed al sicuro. Per questo le frontiere canadesi sono state chiuse ai viaggi non essenziali.

L’effetto è che l’altro 33% dei visitatori provenienti dagli Stati Uniti e dall’estero (vedi grafico 1) non potranno venirci.

I visitatori provenienti dagli Stati Uniti rappresentano il 25% di tutti i turisti ogni anno nella regione del Niagara. Non si tratta di una cifra indifferente. Visitano le cascate del Niagara e la regione del Niagara per vari motivi. Considerate una delle “meraviglie naturali del mondo”, “le cascate” stesse sono una delle principali attrazioni per l’area. Casinò, ristoranti, siti storici, intrattenimento, cantine, negozi… l’elenco va avanti per ciò che attira le persone. Quei turisti (13 milioni in base alla relazione di cui sopra nel 2017) spendono quasi 2,4 miliardi di dollari l’anno.

Il grafico 2 illustra quante di queste spese vengono effettuate a seconda delle origini dei turisti.

Quelli che vivono in Ontario portano la porzione più grande, pari a 1,41 miliardi di dollari. Quelli provenienti dagli Stati Uniti e dall’estero portano nella regione 827 milioni di dollari – il 35% di tutte le spese turistiche nella regione del Niagara. Se le frontiere non si riapriranno, si tratta di un potenziale reddito che andrà perduto.

Il grafico 3 illustra la spesa media pro capite dei turisti, in tempi normali, nella regione.

Anche se i porti di ingresso internazionali vengono riaperti, ma la frontiera americana rimane chiusa, si tratterebbe di una perdita enorme per l’industria locale. La strategia di Ottawa è di attirare più “locali” nella zona. Tuttavia l’Ontario deve ancora dare il “semaforo verde” alla fase 2 di riapertura. Sino ad allora la maggior parte del Niagara rimarrà chiusa e si spera che non tutto sarà perso.