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Tutte le nostre abitudini stravolte, ma resta l’ottimismo di un intero popolo

Tutte le nostre abitudini stravolte, ma resta l’ottimismo di un intero popolo

Tutte le nostre abitudini stravolte, ma resta l’ottimismo di un intero popolo

TARANTO – «Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te».

Quel rapporto commovente tra padre e figlio nel romanzo post apocalittico La Strada dello scrittore statunitense Cormac McCarthy rivive ogni giorno in un’Italia che combatte. Un Paese che si sta stringendo per arginare un nemico invisibile.

Fino a un paio di settimane fa, nemmeno il più pessimista tra tuttologi del web o cassandre della politica avrebbe potuto ipotizzare la realtà di oggi.

Se la Lombardia è l’epicentro di un dramma sanitario, l’intera nazione si è bloccata. Al di là delle sacche di resistenza dovute un po’ all’ignoranza, un po’ all’inerzia, nelle singole città si sta rispondendo come comunità.

È cambiata la vita. Sono dovute cambiare le caratteristiche di un popolo: l’affabilità, la vicinanza, l’espansività sono vietate per legge. Il metro di distanza da tenere, l’uscita solo per comprovate necessità, l’obbligatorietà di mantenersi in fila per entrare più o meno ordinatamente nei supermercati.

Sembra davvero di entrare nelle pagine di Mc-Carthy.

La camminata solitaria per le vie di Roma di Papa Francesco ha fatto il giro del mondo. Ha pregato il Signore di fermare l’epidemia e ha lanciato un messaggio urbi et orbi: «Non sprecate questi giorni difficili. Riscoprite in casa piccoli gesti».

Preparare il pane fatto in casa, fare una telefonata in più ai propri cari, leggere un libro accantonato: la quotidianità dell’italiano è mutata. Ma non è cambiata la propensione all’inventiva, alla creatività.

Per esempio, i condomini si stanno trasformando in luoghi liturgici di condivisione. Qui a Taranto, alle 18 precise di ogni giorno, un ragazzo si affaccia sul suo balcone e parte una playlist nazionalpopolare. “Azzurro” di Celentano, “Mamma Maria” dei Ricchi e Poveri, “Gloria” di Umberto Tozzi si alternano ogni giorno.

Posto fisso e d’onore nella chart, nessuno si senta offeso, “Fai rumore” di Antonio Diodato. Tony, per tutti i tarantini che l’hanno visto crescere prima da bambino, poi da adolescente. La voce dell’ultimo vincitore di Sanremo, orgoglio di una città, si diffonde per le strade ed è un ossimoro potente: rumore in un silenzio irreale. L’effetto è da brividi: si affacciano tutti, c’è chi balla, chi riprende coi telefonini, chi canta e fa finta che tutto è come prima.

Verso le 19 – sì, la puntualità non è esattamente uno dei nostri pregi tant’è che spesso si sfora – finisce tutto e il novello deejay chiude con una frase diventata oramai storica: “Grazie a tutti, buona serata, andrà tutto bene!”.

L’ottimismo è dentro di tutti nonostante i bollettini che arrivano puntuali dalla Protezione Civile e dalle varie Regioni. Inutile predire il picco di contagi, affermano gli scienziati. Bisogna solo rispettare le regole anche se siamo descritti come allergici a questi ordini.

Verso l’ora di cena gli aggiornamenti che descrivono la situazione sanitaria avvengono quando il silenzio è nuovamente calato dappertutto. Si è persino riscoperto il tintinnio delle campane in città dove il traffico, un tempo, copriva tutto.

Non si sa quando ma alla fine passerà. Dovrà passare. E probabilmente gli italiani si scopriranno un po’ più ligi alle regole, più responsabili, più ordinati. E anche più buoni.

Sì, perché nessuno si aspettava di percorrere La Strada: «È così che fanno i buoni. Continuano a provarci. Non si arrendono mai».

Alessio Pignatelli è un giornalista italiano di Taranto