Omar Khadr: come definire un canadese

di Joe Volpe del July 12, 2017
TORONTO - Primo Ministro Trudeau, condivido il principio in base al quale un canadese rimane sempre e comunque canadese. Mi dovrebbe però spiegare cosa significa essere canadese. Questa lettera non riguarda i liberali, i conservatori, l’età o la colpevolezza di Omar Khadr. Questa lettera riguarda il Canada e i canadesi.
Ho sempre creduto che non si diventa canadese firmando un accordo tra avvocati e che il Certificato di Cittadinanza non è una polizza assicurativa per coloro che lasciano il Canada e da usare quando si hanno problemi all’estero.
Certo, la legge deve essere rispettata, ma tale rispetto non è il solo principio sul quale il Canada è stato costruito.
Essere canadese significa accettare tutti i principi in cui crediamo, con diritti ma anche doveri.
Khadr, e molti membri della sua famiglia, non hanno rispettato quei principi. Infatti si sono trasferiti in un altro Paese per combattere contro quei principi e ucciso e ferito soldati alleati che hanno dato la vita per difenderli.
La sua presenza in Afghanistan e le azioni sue e dei suoi familiari, non avevano niente a che fare col Canada e le direttive dei governi canadesi. 
Khadr e la sua famiglia, come riportato dalla Canadian Press e pubblicato il 24 aprile del 2015 dal Toronto Star, hanno usato il Canada per raccogliere fondi per i terroristi in Afghanistan e, nel 1996, si sono trasferiti a Jalalabad, Afghanistan, dove hanno domiciliato nel complesso dove viveva Osama bin Laden. Essi hanno anche frequentato i campi di addestramento per terroristi gestiti dai Talebani.
Una volta arrestato dagli americani, di colpo, rispunta il passaporto canadese accusando Ottawa di non fare abbastanza per difendere un minorenne prigioniero a Guantanamo.
Primo Ministro Trudeau, questo non vuole essere una giustificazione sulle attività americane a Guantanamo, l’età di Khadr e la sua responsabilità nell’uccisione di un soldato americano. Mi chiedo solo cosa significhi essere canadesi. Certo, i canadesi non sono perfetti e alcuni non rispettano la legge o importanti principi. Ma si tratta di persone che vivono tra noi, lavorano con noi e considerano il Canada la loro casa.
Dobbiamo porre fine a questo abuso del nostro Paese, delle nostre istituzioni e soprattutto della generosità dei suoi cittadini da parte di chi considera il Canada un parcheggio da usare quando sono in difficoltà mentre curano altri interessi all’estero.
Primo ministro, lei ha detto che ha dovuto farlo perché è ciò che vuole la Carta dei diritti e delle Libertà. Peccato che ci sia solo la Carta dei Diritti e non dei Doveri. 
Thomas Jefferson, qualcuno che con le carte dei diritti e doveri aveva qualche dimestichezza, ha detto che “una stretta osservanza delle leggi scritte è indubbiamente uno dei più importanti doveri, ma non il più importante. La legge della necessità, dell’auto preservazione, salvare il Paese quando in pericolo, costituiscono obblighi della massima importanza. Perdere la propria nazione a causa di una scrupolosa osservanza della legge scritta, significa alla fine perdere la stessa legge”.
Un ex primo ministro canadese capì l’importanza di questo concetto e fece proprio questo per difendere il Paese da alcuni terroristi del Québec.
Recentemente il nostro governo ha ritenuto che la minaccia provenisse da terroristi in Afghanistan e deciso di inviare i nostri soldati per difendere quei principi. 
Khadr e la famiglia hanno deciso di combattere contro la decisione dei nostri governi, contro quei principi, contro i nostri soldati.
Ora Khadr chiede al governo un risarcimento invocando proprio quei principi che i nostri soldati hanno difeso pagando con la loro vita e contro cui lui e la sua famiglia hanno combattuto. Forse la legge ha vinto, certamente la giustizia ha perso.
 
Angelo Persichilli è stato direttore delle comunicazioni dell’ex primo ministro Stephen Harper
 

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Alberto Milan 
(image credits - google images - From the web - www.nataliemaclean.com)
 
 
Egr. On.Joe Volpe,
Ho letto la lettera che l'avvocato Galati ha scritto al Corriere Canadese e Condivido al 100% che mai parola più appropriata sia stata usata per descrivere l’attuale Presidente degli Stati Uniti d' America: "Cafone".
Oggi, grazie ad una lingua, la nostra, che continua ad impreziosirsi nel tempo e' I' epiteto che si affibbia ad una persona maleducata, altezzosa, imprudente e culturalmente povera.
E' l'avvocato Galati che deve scusarsi prima di tutto con gli italiani del sud indirettamente gratificandoli di essere una massa di zoticoni e poi con i "cosidetti italiani del nord".
Nicola aiutami tu. Alcuni secoli fa, Napoli era la città più popolosa d’Italia ed era una prassi comune che gente del circondario si recasse in Città a far spesa. Famiglie con numerosa prole circolando a Napoli attaccati ad una fune evitando di smarrirsi nella ressa. "Chilli co' a fune" così chiamati dai Napoletani cittadini, non necessariamente in tono dispregiativo.
Da qui nasce la parola cafone che nulla toglie a chi ha origini contadine. E sempre in omaggio alla lingua che parliamo, non mi stupirei che in men che non si dica quando vogliasi etichettare qualcuno arrogante, screanzato e culturalmente avaro, la parola cafone venga sostituita con ii suo superlativo "Trump!!!" 
 
 
Nota dell’editore. Molto interessante il riferimento alla fune. Ricorda una prassi che addirittura è in uso da noi a Toronto, con gli alunni delle scolaresche elementari spesso attaccati a delle corde quando vanno in gita a downtown...
 
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