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Immigrazione, i giovani italiani sono ancora penalizzati

Immigrazione, i giovani italiani sono ancora penalizzati

Lettera al Corriere di Pierluigi Roi, giornalista
 
Qualche giorno fa ho incontrato due giovani francesi appena giunti in Canada: provengono da Metz, vicino al confine con il Lussemburgo dove Marc lavorava in una banca mentre Julie lavorava come chiropratico.
Lui ha 29 e lei 28 anni. Hanno gli occhi pieni di sogni e sembrano pronti a quella che potrebbe essere un’esperienza di vita fondamentale. 
Marc e Julie sono privilegiati: sono cittadini francesi e quindi hanno maggiori opportunità, rispetto ai colleghi italiani. I giovani fra i 18 e i 35 anni provenienti dalla Francia e che desiderano compiere un’esperienza di lavoro in Canada, possono ottenere dei visti (working holidays) che durano fino a 24 mesi.
Anche ai giovani della Gran Bretagna è riservato lo stesso trattamento. Diverso il caso dei giovani spagnoli che possono ottenere un visto di vacanza-lavoro valido fino a 12 mesi. Penalizzati, invece, i giovani italiani: possono ottenere un visto temporaneo di 12 mesi, ma possono lavorare solo per sei. Una regola astrusa che ostacola non poco i giovani, le loro famiglie e le aziende che necessitano di personale giovane e bilingue.
Tale diversità di trattamento penalizza non solo i giovani, ma anche aziende piccole e grandi che hanno bisogno di personale bilingue e/o con studi ed esperienza in specifici settori che vanno dall’alimentare alla componentistica. 
Le aziende sono restie ad aprire le porte a un giovane per soli sei mesi. Spesso, per effettuare solo il tirocinio occorrono uno o due mesi, e più in generale occorrono diverse settimane per un normale processo di integrazione non solo nel nuovo posto di lavoro ma nella società. Il progetto è sconveniente anche per la famiglia del candidato. I costi di viaggio sono rilevanti e la lontananza e il clima non aiutano una scelta già difficile per i genitori. Ovviamente non è che il governo canadese non apprezzi il lavoro dei giovani italiani: semplicemente gli accordi bilaterali in questo senso non sono stati aggiornati.
Ma non finisce qui. I giovani francesi possono accedere a due altri programmi: young professional, rivolto ai giovani che trovano un lavoro specifico presso un’azienda specifica e l’International Co-op internship, in gran parte destinato a studenti universitari che devono effettuare l’internship (o il praticantato) in una specifica azienda o ente.
È un dato scoraggiante, considerando che Italia e Canada hanno intensi e importanti scambi commerciali, con ottimi rapporti diplomatici: nel 2016, ben 115mila italiani si sono trasferiti fuori dai confini italiani.
Sono soprattutto studenti e neolaureati, che emigrano in paesi europei ed extra europei.
Molti di loro iniziano il loro percorso con una visita di vacanza o di studio che poi si trasforma nel desiderio di provare, per ragioni economiche e non, a integrarsi nel mondo del lavoro.  Sicuramente più di uno di questi ha preso in considerazione il Canada, ma le norme vigenti non agevolano i giovani italiani.
Pierluigi Roi, giornalista
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