Immigrazione, i giovani italiani sono ancora penalizzati

di Joe Volpe del November 6, 2017
Lettera al Corriere di Pierluigi Roi, giornalista
 
Qualche giorno fa ho incontrato due giovani francesi appena giunti in Canada: provengono da Metz, vicino al confine con il Lussemburgo dove Marc lavorava in una banca mentre Julie lavorava come chiropratico.
Lui ha 29 e lei 28 anni. Hanno gli occhi pieni di sogni e sembrano pronti a quella che potrebbe essere un’esperienza di vita fondamentale. 
Marc e Julie sono privilegiati: sono cittadini francesi e quindi hanno maggiori opportunità, rispetto ai colleghi italiani. I giovani fra i 18 e i 35 anni provenienti dalla Francia e che desiderano compiere un’esperienza di lavoro in Canada, possono ottenere dei visti (working holidays) che durano fino a 24 mesi.
Anche ai giovani della Gran Bretagna è riservato lo stesso trattamento. Diverso il caso dei giovani spagnoli che possono ottenere un visto di vacanza-lavoro valido fino a 12 mesi. Penalizzati, invece, i giovani italiani: possono ottenere un visto temporaneo di 12 mesi, ma possono lavorare solo per sei. Una regola astrusa che ostacola non poco i giovani, le loro famiglie e le aziende che necessitano di personale giovane e bilingue.
Tale diversità di trattamento penalizza non solo i giovani, ma anche aziende piccole e grandi che hanno bisogno di personale bilingue e/o con studi ed esperienza in specifici settori che vanno dall’alimentare alla componentistica. 
Le aziende sono restie ad aprire le porte a un giovane per soli sei mesi. Spesso, per effettuare solo il tirocinio occorrono uno o due mesi, e più in generale occorrono diverse settimane per un normale processo di integrazione non solo nel nuovo posto di lavoro ma nella società. Il progetto è sconveniente anche per la famiglia del candidato. I costi di viaggio sono rilevanti e la lontananza e il clima non aiutano una scelta già difficile per i genitori. Ovviamente non è che il governo canadese non apprezzi il lavoro dei giovani italiani: semplicemente gli accordi bilaterali in questo senso non sono stati aggiornati.
Ma non finisce qui. I giovani francesi possono accedere a due altri programmi: young professional, rivolto ai giovani che trovano un lavoro specifico presso un’azienda specifica e l’International Co-op internship, in gran parte destinato a studenti universitari che devono effettuare l’internship (o il praticantato) in una specifica azienda o ente.
È un dato scoraggiante, considerando che Italia e Canada hanno intensi e importanti scambi commerciali, con ottimi rapporti diplomatici: nel 2016, ben 115mila italiani si sono trasferiti fuori dai confini italiani.
Sono soprattutto studenti e neolaureati, che emigrano in paesi europei ed extra europei.
Molti di loro iniziano il loro percorso con una visita di vacanza o di studio che poi si trasforma nel desiderio di provare, per ragioni economiche e non, a integrarsi nel mondo del lavoro.  Sicuramente più di uno di questi ha preso in considerazione il Canada, ma le norme vigenti non agevolano i giovani italiani.
Pierluigi Roi, giornalista

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