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Il Papa: “Don Roberto è stato un martire e un testimone della carità” 

Il Papa: “Don Roberto è stato un martire e un testimone della carità” 

Il Papa: “Don Roberto è stato un martire e un testimone della carità” 

COMO – “Desidero ricordare in questo momento don Roberto Malgesini, sacerdote della diocesi di Como che ieri (martedì, ndr) mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa”. Così si è espresso Papa Francesco al termine dell’udienza generale del mercoledì.

“Mi unisco al dolore ed alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca – ha proseguito il Pontefice -, e come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri”.

“Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini – ha concluso – e per i tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società”.

Nel frattempo, sul fronte delle indagini, secondo gli investigatori della squadra mobile di Como il tunisino Ridha Mahmoudi, 53 anni, che ha confessato l’omicidio di don Roberto Malgesini “non avrebbe alcun problema psichiatrico”. Infatti, per ora non sarebbe stata trovata alcuna perizia medica in grado di riscontrarlo. Anche se la rivendicazione dell’assassinio per nulla lineare e caratterizzata da scatti di orgoglio alternati a momenti di vagheggiamento, sembrerebbe tipica di un soggetto in stato confusionale.

“Il prete faceva parte di un complotto contro di me”, avrebbe detto il tunisino agli agenti della questura durante l’interrogatorio di ieri. Anche chi lo conosceva da anni riferisce che l’uomo “soffriva di sbalzi d’umore e manie di persecuzione”.

Per ora sono ancora scarsi i dettagli sulla ricostruzione della vicenda conclusa con la morte di “un martire, testimone della carità”, come l’ha definito Papa Bergoglio.

Una fonte investigativa ha riferito che l’uomo – immigrato irregolare, con un provvedimento di espulsione pendente, ma in Italia dal ’93 – avrebbe chiesto al prete del ghiaccio, pronunciando delle frasi senza senso. Poi, qualcosa ha innescato il suo delirio. Così con un grosso coltello da cucina lo ha colpito al collo. Una volta, due, forse tre volte, con forza. E il sacerdote si è accasciato a terra. Inutile ogni tentativo di soccorso. È morto dissanguato, “come un cane”, avrebbe detto il tunisino durante l’interrogatorio.

Mahmoudi, subito dopo aver colpito il prete avrebbe imboccato un sottopasso lasciando nel tragitto delle chiazze di sangue per terra. Poi si è presentato alla caserma dei carabinieri più vicina confessando di aver accoltellato il “prete degli ultimi”.

L’unica giustificazione del suo gesto fornita agli inquirenti avrebbe a che fare con un complotto ordito nei suoi confronti. Secondo Mahmoudi, don Roberto avrebbe “tramato” per rispedirlo nel suo Paese di origine.

Martedì mattina la Panda grigia di don Roberto – davanti alla Chiesa di San Rocco – era piena come ogni giorno di biscotti, brioche e caffè caldo per sfamare i poveri, quei “suoi” ultimi a cui aveva dedicato la propria vita. Tra di loro anche Ridha Mahmoudi, il tunisino che lo ha invece ucciso.