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Il no di Tony Nardi al poster dell’Italian Canadian Film Festival

Il no di Tony Nardi al poster dell’Italian Canadian Film Festival

Toronto – Ancora una voce a sollevare polemiche contro il poster pubblicitario dell'evento ICFF  MODA, a cura dell'Italian Canadian Film Festival.
 
 
La donna seminuda, che cerca di addentare una forchettata di spaghetti, elevati ad un'altezza fuori proporzione anche per una certa logica gravitazionale, non è piaciuta neanche a Tony Nardi, attore, regista e produttore canadese, di origine italiana.
Dalle sue lettere, che per motivo di spazio non possiamo pubblicare interamente, ma che riassumiamo nei concetti principali, traspare inanzitutto il disappunto per non aver ricevuto nessuna risposta da Cristiano De Florentiis, direttore artistico dell'ICFF o da chi per lui, nonostante ben tre tentativi di comunicare seppur per iscritto.
Tony Nardi evidenzia il successo dell'ICFF in sette città canadesi, ma non riesce a mandar giù il suo risentimento per l'immagine offensiva con la quale si vuole far comparire uno stereotipo di italiano che è lontano dalle verità culturali del nostro Belpaese.
Addirittura Nardi sarebbe disposto a giustificare certe scelte se il poster fosse stato creato per promuovere il Made in Italy in un contesto non italiano, negli anni '50. Ma che la foto in questione debba rappresentare la moda e il cinema italiano, con la pretesa di incarnare la cultura "per eccellenza", questo no.
Il cineasta italo-canadese contesta la risposta che Ivana Di Rocco ha indirizzato ad Anita Aloisio, anch'essa coinvolta nel mondo della produzione cinematografica, della quale abbiamo pubblicato qualche giorno fa la lettera dove chiede la sostituzione dell'immagine pubblicitaria e le scuse per essersi sentita offesa in tale visione della donna italiana.  
Secondo Tony Nardi la risposta della Di Rocco è dettata anche “dalla percezione negativa che molti italiani dell'Ontario hanno dei professionisti italo-canadesi del cinema". Vendere la propria cultura a tutti i costi "stereotipata e oggettivata come una scimmia da circo su un organetto di strada. E non perchè siano personaggi famosi ad oltraggiare la donna, questo è permesso o giustificato. Tony Nardi ricorda anche come qualche mese fa, Antoni Cimolino e lo Stratford Festival furono costretti – grazie anche agli interventi pubblicati sulle pagine del Corriere Canadese –  a cambiare un poster pubblicitario dove si dipingeva l'immagine di un italiano stereotipato, con salsicce intorno al collo e salumi infilati nei pantaloni, completamente avulso dalla rappresentazione teatrale che avrebbe pubblicizzato.
Significativo anche il richiamo che Tony Nardi fa al rifiuto del compositore di colonne sonore Ennio Morricone che non volle lavorare negli Stati Uniti, in segno di protesta sulla definizione dispregiativa dei film western di Sergio Leone, etichettati come "Spaghetti Western", per distinguerli da quelli di produzione americana. 
La storia degli italo-canadesi è molto di più di un piatto di pasta, conclude Nardi, e non si può semplificare così banalmente un passato fatto di soprusi, di lotte, di battaglie per assicurare a chi è venuto più tardi, un Canada migliore. 
 
 

 

 

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