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Confessa l’omicida della coppia di Lecce

Confessa l’omicida della coppia di Lecce

Confessa l’omicida della coppia di Lecce

LECCE – “Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia”. Queste le parole con cui il 21enne Antonio De Marco – reo confesso – avrebbe motivato agli investigatori l’assassinio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, la coppia di fidanzati uccisi, a Lecce, la scorsa settimana.

Nella notte tra lunedì e martedi è arrivata la confessione. “Sono stato io” ha detto il giovane De Marco, il quale ha ammesso – dopo ore di interrogatorio – la sua responsabilità di fronte ai magistrati che lo hanno interrogato.

In un primo momento si è dichiarato innocente, poi ha invece confermato di essere lui il killer. Lo stesso comandante provinciale dell’arma dei carabinieri, Paolo Dembech, avrebbe escluso il movente passionale “che al momento non si evidenzia” spiegando ai giornalisti che le ragioni andavano a ricercarsi nel periodo di convivenza con la coppia la cui felicità potrebbe avrebbe avere infastidito il presunto omicida.

“Un ragazzo schivo, timido , introverso”. È così che i vicini di casa di Casarano, in provincia di Lecce, descrivono il 21enne arrestato lunedì e reo confesso del duplice omicidio dei fidanzati di Lecce.

La casa in via Sciesa dove abitano i genitori di De Marco – la madre Rosa e il padre Salvatore, un falegname – è completamente chiusa. Le tapparelle sono abbassate e non si sentono rumori. Quelle fascette stringi tubo, ritrovate in casa dagli investigatori, sarebbero servite al De Marco per legare Daniele ed Eleonora, torturarli e poi ucciderli.

Era questo il piano di Antonio, che con l’ex arbitro (con oltre 130 direzioni all’attivo in Lega Pro, ndr) e la sua fidanzata aveva convissuto sino allo scorso 28 di agosto.

Antonio era difatti un inquilino della ’guest house’ di Daniele, che l’ex arbitro affittava a studenti. Nello zaino, il presunto killer ha portato con sé – la sera dell’agguato – solventi e prodotti per ripulire pavimenti e pareti dopo la mattanza.

È stato bloccato lunedì mentre usciva dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove svolgeva il suo tirocinio da infermiere.

Un piano disegnato accuratamente dal presunto killer – dunque premeditato – sui bigliettini insanguinati, a lui appartenenti, ritrovati dagli investigatori e che ritraevano la mappa dell’itinerario meno battuto dai dispositivi a circuito chiuso. De Marco non aveva però fatto i conti con le telecamere presenti nel quadrilatero che porta al centro di Lecce.

Nel suo piano – “fortemente premeditato”, secondo gli inquirenti – spicca la volontà di sorprendere i due fidanzati a cena, seviziarli e ucciderli all’interno dell’appartamento, lasciando un messaggio a commento dell’opera criminale.

Forse qualcosa non è andata secondo le previsioni: la reazione dei fidanzati, la scia di sangue che esce dalla porta di casa, le urla per le scale, i corpi straziati dalle coltellate nel pianerottolo. 35 colpi di coltello da sub contro Daniele, 25 su Eleonora, nonostante le strazianti grida dei due giovani che lo imploravano di fermarsi. Invano.