Confessa l’omicida della coppia di Lecce

di Giorgio Mitolo del September 30, 2020

LECCE - "Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia". Queste le parole con cui il 21enne Antonio De Marco - reo confesso - avrebbe motivato agli investigatori l’assassinio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, la coppia di fidanzati uccisi, a Lecce, la scorsa settimana.

Nella notte tra lunedì e martedi è arrivata la confessione. "Sono stato io" ha detto il giovane De Marco, il quale ha ammesso - dopo ore di interrogatorio - la sua responsabilità di fronte ai magistrati che lo hanno interrogato.

In un primo momento si è dichiarato innocente, poi ha invece confermato di essere lui il killer. Lo stesso comandante provinciale dell’arma dei carabinieri, Paolo Dembech, avrebbe escluso il movente passionale "che al momento non si evidenzia" spiegando ai giornalisti che le ragioni andavano a ricercarsi nel periodo di convivenza con la coppia la cui felicità potrebbe avrebbe avere infastidito il presunto omicida.

"Un ragazzo schivo, timido , introverso". È così che i vicini di casa di Casarano, in provincia di Lecce, descrivono il 21enne arrestato lunedì e reo confesso del duplice omicidio dei fidanzati di Lecce.

La casa in via Sciesa dove abitano i genitori di De Marco - la madre Rosa e il padre Salvatore, un falegname - è completamente chiusa. Le tapparelle sono abbassate e non si sentono rumori. Quelle fascette stringi tubo, ritrovate in casa dagli investigatori, sarebbero servite al De Marco per legare Daniele ed Eleonora, torturarli e poi ucciderli.

Era questo il piano di Antonio, che con l’ex arbitro (con oltre 130 direzioni all’attivo in Lega Pro, ndr) e la sua fidanzata aveva convissuto sino allo scorso 28 di agosto.

Antonio era difatti un inquilino della ’guest house’ di Daniele, che l’ex arbitro affittava a studenti. Nello zaino, il presunto killer ha portato con sé - la sera dell’agguato - solventi e prodotti per ripulire pavimenti e pareti dopo la mattanza.

È stato bloccato lunedì mentre usciva dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove svolgeva il suo tirocinio da infermiere.

Un piano disegnato accuratamente dal presunto killer - dunque premeditato - sui bigliettini insanguinati, a lui appartenenti, ritrovati dagli investigatori e che ritraevano la mappa dell’itinerario meno battuto dai dispositivi a circuito chiuso. De Marco non aveva però fatto i conti con le telecamere presenti nel quadrilatero che porta al centro di Lecce.

Nel suo piano - "fortemente premeditato", secondo gli inquirenti - spicca la volontà di sorprendere i due fidanzati a cena, seviziarli e ucciderli all’interno dell’appartamento, lasciando un messaggio a commento dell’opera criminale.

Forse qualcosa non è andata secondo le previsioni: la reazione dei fidanzati, la scia di sangue che esce dalla porta di casa, le urla per le scale, i corpi straziati dalle coltellate nel pianerottolo. 35 colpi di coltello da sub contro Daniele, 25 su Eleonora, nonostante le strazianti grida dei due giovani che lo imploravano di fermarsi. Invano.

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TORONTO - Durante l’incontro di mercoledì alla Beth Torah Synagogue è stata letta un lettera spedita da Tony Fusco nella quale viene condannato l’operato della nuova dirigenza di VCI e viene criticata la decisione di demolire il Columbus Centre. Abbiamo deciso di pubblicare la lettera in Italiano e in Inglese.

Foto: Ultimo a destra, Tony Fusco con il plastico di Villa Colombo, nel 1974

 

“In conformità ad un invito fatto dal direttivo di Villa Charities Inc., nel settembre 2017, sento necessario da parte mia rafforzare la mia risposta negativa ai soci e alla direzione di Villa Charities Inc.
Sulla base dei fatti, o meglio sulla mancanza di essi, la mia risposta di quella sera era inconfutabilmente contro la proposta di un partenariato tra la VCI e il TCDSB,  benevolmente sottoposta a me e ai miei colleghi ex presidenti.
Quella sera (e mai da allora) non mi è stata presentata, né ho trovato, una ragione significante sul perché la comunità italo canadese debba partecipare ad un accordo di vendere ora una proprietà della comunità stessa, al TCDSB oppure ad un qualsiasi altro acquirente o acquirenti. Nessun accurato dato finanziario e le proiezioni sottopostomi avevano un senso.
Il resoconto finanziario verbale fu appoggiato senza prove così come quello sullo stato del Columbus Centre, e che cioè lo stesso stava cadendo a pezzi e sarebbero stati necessari milioni di dollari per rimetterlo in sesto.
Le mie personali indagini fatte con personale esperto in materia, hanno smentito questa cosa, dato che i problemi del Centro sono collegati più alla mancanza di manutenzione e riparazioni, piuttosto che a cause più serie richiedenti la demolizione.
Sono molto lieto che gli edifici sono strutturalmente solidi, anche se trascurati gravemente dall’amministrazione attuale e dai membri della direzione della VCI.
In seguito sono state fornite dichiarazioni sul fatto che era contemplato l’inserimento del provveditorato cattolico come partner prezioso in questo progetto.
Grazie ad ulteriori indagini sono arrivato alla conclusione che il TCDSB non è il partner ideale, assumendo che un partner sia necessario, e secondo la mia opinione non lo è. 
Inoltre, cercando di individuare quali benefici potesse apportare alla comunità un progetto edilizio in comune, non sono riuscito a trovare qualcosa o programmi che il progetto in società provvederebbe alla comunità e che la stessa non ne usufruisca già nelle strutture e i programmi attuali provvisti dal Columbus Centre.
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