CorrCan Media Group

La Marca: “Rimango nel Pd, scissione inopportuna e dannosa”

La Marca: “Rimango nel Pd, scissione inopportuna e dannosa”

ROMA – L’onorevole Francesca La Marca stigmatizza la scissione del Pd e resta nel partito con il quale è stata candidata ed eletta nella Circoscrizione Estero America Settentrionale e Centrale. Deputata e componente della Commissione Esteri, spiega la sua posizione ai lettori del Corriere Canadese.

Onorevole La Marca, lei che posizione prende nella scissione del Partito Democratico?
“Contraria, decisamente contraria perché la ritengo inopportuna, non fondata su elementi reali, dannosa per il centro-sinistra.”

Perché ha deciso di non seguire Renzi?
“Perché, all’indomani della formazione di un nuovo, difficile equilibrio politico dal quale è scaturito il nuovo governo Conte, un atto del genere, al di là delle rassicurazioni formali, introduce nell’instabile situazione italiana un elemento di ulteriore inquietudine e difficoltà nei rapporti politici. In secondo luogo sono convinta che l’Italia potrà ritrovare una strada di ripresa e di riaccredimento internazionale se tornerà ad essere guidata dalle forze riformatrici e democratiche del centro-sinistra, ma per rilanciare concretamente questa prospettiva è necessario che il centro-sinistra unisca le sue forze e si rinnovi. In questo modo, separando ciò che è già unito, si fa l’esatto contrario: si fraziona e si disgrega. Come italiana all’estero, aggiungo che si dà un colpo al partito che gli elettori che vivono oltre i confini nazionali hanno considerato come la guida più affidabile e presentabile a livello internazionale, tant’è che il PD è e resta il primo partito all’estero.”

Cosa pensa del governo “giallorosso”?
“È il frutto di un difficile e faticoso accordo tra due forze diverse per idealità, programmi e prassi politica, ma si è trattato di un atto necessario e responsabile. Ombre inquietanti si erano proiettate sulla democrazia italiana con la richiesta al popolo di ’pieni poteri’, fatta per altro indecorosamente da Salvini in costume da bagno da una spiaggia. In più le politiche populiste avevano creato una minaccia seria per gli equilibri finanziari, già molto precari, e le posizioni sovraniste ci avevano isolato in Europa. L’Italia, inoltre, famosa per la sua umanità e la sua generosità, stava diventando verso i migranti un Paese cinico e xenofobo, con punte di razzismo. Ripeto, è stato un atto necessario. Se si leggono poi i 29 punti del programma che sono alla base dell’accordo di governo, si trovano concrete indicazioni per un’Italia più giusta, più umana, più veloce, più verde, più aperta a livello internazionale.”

Alle prossime elezioni regionali e prossime amministrative, ritiene possibile un’alleanza M5S-Pd? E come si porrebbe il partito di Renzi?
“Le liste a livello regionale e locale devono rispondere prima di tutto alle necessità e agli orientamenti delle popolazioni locali e del territorio. Nulla si può fare senza o contro di loro. Non ci sarebbe comunque nulla di male, anzi sarebbe auspicabile, che questa ricerca di stabilità che è partita a livello nazionale, sulla base di una piattaforma di rinnovamento e di rilancio del Paese, si estendesse anche a livello regionale. Avere politiche di governo omogenee e stabilizzatrici potrebbe fare solo del bene ad una società estenuata da una lunga crisi e incattivita dall’aggressività polemica dell’estrema destra. Non credo che Renzi potrebbe ostacolare una prospettiva del genere, semmai, come è abituato a fare, cercherebbe di entrarci da primo della classe, pretendendo magari un suo protagonismo e uno spazio di potere. Ma, ripeto, cosa accadrà realmente, lo dovranno decidere i territori.”

Quali ripercussioni avrà la scissione, secondo lei, sull’elettorato canadese del Pd e del centrosinistra in generale?
“Sono anni ormai anni che, quando gli impegni internazionali me lo consentono, giro tra i connazionali del Nord e Centro America per conoscerli e raccoglierne le istanze. Ho potuto apprezzarne il buon senso e l’amore per l’Italia, anche se talvolta espresso in maniera semplice e diretta. Sono convinta, dunque, che ancora una volta sceglierebbero in prevalenza ciò che può far bene al Paese, alla sua ripresa e alla sua onorabilità internazionale. Per questo, senza alcuna polemica con gli amici che hanno deciso di andare da un’altra parte, sono convinta che i nostri elettori avrebbero molti dubbi a indebolire il partito che loro stessi hanno finora considerato, nonostante i suoi limiti, il più a¤dabile e degno della loro fiducia. Questo non significa che non vorrebbero vederlo migliore di com’è, ma semplicemente che probabilmente preferirebbero investirlo di responsabilità sempre maggiori per fargli trovare una strada di rinnovamento non traumatico e per mettere al sicuro l’Italia da sgradevoli avventure.”

More in Interviste