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Ieri centrocampista, oggi difensore

Ieri centrocampista, oggi difensore

TORONTO – Era centrocampista, ora fa il difensore. Domenic Basile da giovane ha giocato negli anni 80 in poi con la Toronto Italia, con il Blizzard dopo il collasso della Nasl, la Dinamo Latino e le squadre universitarie di Toronto e New Brunswick. In campo era elegante, aveva visione di gioco, un buon tiro e…un ottimo appetito.

“Ero un specie di Pirlo, ma meno bravo”, afferma sorridendo per l’esagerazione. Oggi che fa l’avvocato penalista, si batte contro le difese e vince le cause grazie alla perfetta conoscenza delle leggi e all’intuito che gli permette di individuare, e sfruttare, i punti deboli dei capi di accusa. La storia di Mimmo, come lo chiamano gli amici, è simile ma anche diversa da quella tipica dei ragazzi italiani di seconda generazione. Simile perchè anche lui è cresciuto a pane e pallone. Diversa perchè ha studiato a diventato avvocato penalista. Nella sua vita di calciatore sono presenti episodi spassosi e circostanze a volte divertenti, a volte no che comunque vale la pena di raccontare. Ma è la sua carriera di avvocato che rivela aspetti meno noti al grande pubblico, decisamente interessanti, della connessione tra polizia, trasgressori della legge e avvocati difensori.

“Una volta, racconta, la polizia arrestò una persona sospettata di aver rubato in un negozio di Yorkdale, lo ammanettò e lo mise dietro l’auto di servizio. Il presunto ladro mi assunse e dimostrammo che era stato scambiato per un’altra persona e fu liberato”.

Dopo che era stato liberato fu rinvenuta una rivoltella carica tra i sedili dell’auto dove era stato seduto. Il cliente di Basile fu arrestato di nuovo ma non è dato di sapere che ramanzina ebbero gli agenti colpevoli di non averlo perquisito a dovere prima di ammanettarlo. Un altro caso, diciamo strano, è quello di due agenti della polizia, un uomo e una donna, che in uno spaccio di marijuana mangiarono dei cioccolatini trattati con la sostanza stupefacente, facendo cioè scomparire le prove del reato.

“L’agente maschio – racconta Basile – si dichiarò colpevole, l’agente donna innocente e mi ha assunto per dimostrare la sua innocenza. Spetterà a me sottoporre il primo agente all’interrogatorio per dimostrare le mia cliente non mangiò i cioccolatini alla marjuana”.

Roberto Osuna, giocatore dei Blue Jeys, e Sandro Lisi, autista del defunto sindaco Rob Ford, sono tra coloro che Mimmo Basile ha tirato fuori dai guai. Osuna era accusato di aver menato la moglie, case dropped, caso chiuso. Lisi doveva rispondere di traffico di stupefacenti (marijuana), not guilty, non colpevole.

“L’onorario del caso Osuna mi ha permesso di fi nanziare l’educazione universitaria delle mie tre figlie”, sorride soddisfatto l’avvocato che poi prosegue raccontando di come abbia conosciuto quella che poi sarebbe diventata sua moglie e madre delle sue tre figlie. “Ho conosciuto Miriam mentre lei difendeva un uomo accusato di omicidio di secondo grado (aveva ammazzato con 21 colpi di portacenere un compagno di bevute) ed io ero il pubblico ministero».

Essendo scoppiato l’amore, i due legali abbandonarono il caso, sarebbe stato conflitto di interesse – e la storia d’amore finì con i fiori d’arancio. “L’omicida si prese otto anni e dopo due anni e mezzo venne rilasciato. Io, invece, sto ancora scontando la condanna a vita” racconta Mimmo con una grande risata.

Una volta vinse una scommessa con Domenic Matera (“Per me è stato con un secondo padre”) divorando 15 (quindici) big mac uno dopo l’altro (“Poi stetti malissimo, forse fu da allora che inziò l’escalation del peso”).

Anche Mimmo è cresciuto a pane e pallone, quando il calcio era ancora considerato bush league. Dopo una discreta carriera sui campi del calcio locale, fece una scelta: accettare una borsa di studio offertagli da una università americana, oppure studiare per avvocato presso la Law School del New Brunswick dove è stato abilitato a svolgere la sua professione nelle due lingue ufficiali, inglese e francese. Con la laurea in tasca divenne pubblico ministero.

“Per 17 anni ho mandato in galera chi entrava in conflitto con la legge, da 10 anni mi adopero per tenerli fuori, risolvere i problemi con la legge”.

Mimmo si racconta nella sede del suo ufficio legale, indossa una camicia nera con il fiocco bianco e la toga che veste in corte.

“Il problema della violenza a Toronto? Troppi giovani disagiati, senza lavoro e senza futuro. Troppe gang. Troppe armi facilmente reperibili. La legge stabilisce che colui che viene trovato in possesso di una rivoltella carica rischia cinque anni di carcere, tre anni se è scarica scarica. Se la pistola viene adoperata per commettere un crimine, la possibile condanna sarà molto pesante. Io che difendo le persone accusate di qualche crimine posso assicurare che le certi e il sistema giudiziario prendono molto sul serio il problema della violenza in città. A volte capita che una persona accusata di qualche crimine viene rilasciata su cauzione ed immediatamente compie un altro reato è perchè le carceri ed i tribunali sono intasati e non riescono a smaltire in tempi brevi».

«Per chi tifo? Per il Napoli, naturalmente. A parte che i noi genitori sono nati in Campania mi innamorai del Napoli quando c’era Maradona. Seguo anche il Toronto Fc, ma in misura minore ora che non c’è Giovinco ».


“Come mai il calcio è esploso anche a Toronto e in Nord America? È lo sport più bello del mondo e su questo non ci piove. Le nuove generazione l’hanno capito ed apprezzato, mentre i media inglese hanno capito che appoggiandolo avrebbero guadagnato in soldi e audience. Ai miei tempi alle partite non c’era mai la tv e nessuno venina a fotografarci. Meno male che c’eravate voi della media italiana, in particolare voi del Corriere Canadese, a farci qualche foto e darci e qualche soddisfazione per iscritto”.

Domenic Basile è nato a Montreal nel 1964 ma ha sempre vissuto a Toronto. I suoi genitori, Mario (89 anni) e Maria (84) provengono da Guardia Lombardi un paese in provincia di Avellino che fu quasi completamente distrutto nel terremoto del 1980.

Domenic è sposato con Miriam la madre delle sue tre figlie, Alexandra, Nadia, Olivia.

Come tutti i ragazzi italiani di Toronto ha cominciato a giocare nella house league, il suo primo allenatore era Angelo Angelucci, Domenic Matera il gm diventato un suo secondo padre.

Negli anni ha giocato con i golden boys della sua generazione, Carmine Groe, Gino di Florio, Nino Adamo.

Ha conosciuto, giocato e pranzato anche con Roberto Bettega.

Mentre studiava stato il trascinatore delle squadre della Università di Toronto e di quella del New Brunswick.

Nella sua prima partita con i Blues segnò tre gol.

Molti ritagli di giornali attestano che più volte fu anche “giocatore della settimana” quando era la forza trainante dell’Università di Moncton (New Brunswick).

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