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UWC: «Tranne i nativi siamo tutti immigrati»

UWC: «Tranne i nativi siamo tutti immigrati»

TORONTO – Comunemente sono chiamati “lavoratori senza documenti” (UW) gli stranieri che per vari motivi non hanno più le carte in regola per lavorare e vivere in Canada.
È un problema di vaste proporzioni per la cui soluzione la Undocumented Worker’s Committee (UWC) si batte dal 2004.
E non solo: «La nostra associazione fa pressing sui vari livelli di governo affinché si rendano conto della gravità della situazione», dice Manuel Alexandre, chair dell’Undocumented Workers Committee.
«Definire questi lavoratori illegali, anche se in Canada ci giungono illegalmente, non è corretto. Il lavoratore cosiddetto ‘undocumented’ è una persona che contribuisce alla società. Quello che gli impedisce di essere canadese è solo un pezzo di carta», aggiunge Joe Pimentel, vice-presidente e segretario generale della UWC. La presenza di questi lavoratori, che sono un popolo sommerso, al Canada fa solo bene. «Abbiamo persone che sono qualificate nel settore dove c’è richiesta, c’è necessità di lavoratori con grandi abilità nei lavori manuali e in quelli professionali e loro sono molto preparati – aggiunge il presidente Alexandre – in questi settori ci lavorano già, contribuiscono alla ricchezza del paese e allora perchè non dare loro una possibilità fino a quando non diventano parte del Canada?
La realtà è che senza di loro molti settori come l’edilizia e la ristorazione, crollano, non abbiamo canadesi su – cienti impiegati in questi settori». La verità è che nonostante tutti questi lati positivi – lavorano e sono integrati – il paese che hanno scelto per vivere non si adopera abbastanza per farli vivere senza la paura di essere deportati da un giorno all’altro. «Il problema è la burocrazia e ad esempio la capacità di parlare in inglese al livello 5 – si infervora Alexandre – non capisco perchè c’è questo requisito se una persona va a lavorare nell’edilizia». Coinvolgere il governo e fare pressione affinchè risolva il problema che affligge i lavoratori senza documenti che sono a rischio sfruttamento e deportazione sembra essere la via migliore.
«Abbiamo fatto delle proposte al governo precedente, in passato abbiamo discusso con Jason Kenney e Chris Alexander, abbiamo chiesto il loro sostegno – dice Pimentel – in base alla legge il ministro può risolvere il problema, è sua la discrezione di permettere a questi lavoratori di rimanere in Canada. Nella sola provincia dell’Ontario i lavoratori ‘undocumented’ sono 40mila».
«Nel frattempo è stato formato un comitato composto di membri del Parlamento per analizzare il problema – conclude Pimentel – esiste un progetto pilota che dovrebbe essere allargato perchè l’arrivo di stranieri si è rivelato positivo per il Canada. In fondo, esclusi i nativi, siamo tutti immigrati. E poi non possiamo accettare che i bambini, molti dei quali nati in Canada, vengano mandati via, è inumano».

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