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Kinder Morgan, Trudeau all’angolo

Kinder Morgan, Trudeau all’angolo

Kinder Morgan, Trudeau all’angolo

TORONTO – Con il nodo Nafta ancora da sciogliere, Justin Trudeau si è ritrovato negli ultimi giorni con un nuovo ostacolo da superare. La sentenza di giovedì scorso della Corte Federale, che di fatto ha bloccato il processo di espansione dell’oleodotto Trans Mountain, rappresenta l’ennesimo grattacapo per il primo ministro liberale, a poco più di un anno dalle elezioni e con i sondaggi che continuano a non essere troppo confortanti.
Trudeau a questo punto si trova davanti a un bivio. Da un lato potrebbe decidere di lanciare l’appello alla sentenza di giovedì e proseguire la battaglia legale fino alla Corte Suprema: questo continuerebbe ad alimentare il clima d’incertezza di questi ultimi mesi, non certo facilitato dal braccio di ferro tra l’Alberta e la British Columbia proprio sul fronte energetico che ha portato a una crisi costituzionale senza precedenti. Dall’altro, invece, potrebbe portare il governo a riavviare il processo consultivo con le popolazioni indigene che – sentenza alla mano – non sono state ascoltate e informate a sufficienza negli scorsi anni.
Stesso discorso per i numerosi gruppi ambientalisti che in questi anni non hanno nascosto le loro preoccupazioni e i loro timori per rischi legati all’inquinamento in caso di incidenti e perdite di petrolio dalle tubature dell’oleodotto.
In questo caso la controindicazione sono i tempi e la logistica. Il governo infatti ha speso 4,5 miliardi per l’acquisto della Trans Mountain Pipeline dalla Kinder Morgan. Gli azionisti della compagnia hanno approvato a stragrande maggioranza la vendita pochi minuti dopo la clamorosa sentenza di giovedì scorso della Corte Federale.
Ottawa quindi si è impegnata a portare avanti un progetto molto dispendioso perché – come aveva dichiarato il ministro delle Finanze Bill Morneau durante l’annuncio di acquisizione – l’oleodotto in questione rappresenta una priorità strategica per il Canada che sarà in grado di produrre ricchezza e benessere.
Il progetto è quello di raddoppiare la quantità di petrolio trasportato dall’Alberta alla British Columbia e da qui, tramite petroliere, verso i ricchi mercati asiatici. Una strategia, quella sviluppata dal governo liberale, che ovviamente punta alla diversificazione dei mercati per i prodotti energetici canadesi per superare o quanto meno limitare la dipendenza verso il maggiore importatore, cioè gli Stati Uniti. Ed è proprio qui che il tema della Trans Mountain si ricollega a quello del Nafta: la strategia del governo sui due fronti dovrà essere per forza di cose univoca.