Quelle foto scattate
per prolungare l’addio

di corriere canadese del August 18, 2022

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli dedicati all’immigrazione italiana in Canada, che prendono spunto dalla storia degli oggetti che gli emigrati hanno portato con sé nel viaggio dal Belpaese alla nuova terra. L’iniziativa rientra nel progetto “Narrarsi altrove, viaggio tra i cimeli e i luoghi dell’anima” della poetessa Anna Ciardullo Villapiana e della docente Stella Paola, con la collaborazione di Gabriel Niccoli, professore emerito dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’Italian-Canadian Archives Project (ICAP), network nazionale sotto i cui auspici opera il suddetto studio poetico.

WATERLOO - La macchina fotografica, questo oggetto misterioso che cattura gli istanti, eternandoli, ha fatto molto parlare di sé. In alcune culture si pensava che la foto fosse addirittura in grado di rubare l’anima, intrappolarla nella carta fotografica. Come in uno specchio magico ciò che vediamo tramite la lente ottica è il nostro sogno antico evocato dal ricordo dei dettagli.

D’altra parte, la fotografia è un linguaggio, e come facevano gli autori di fotografia surrealista, anche Adriano, nei suoi scatti adolescenziali, amava unire la dimensione dell’inconscio e del sogno con quella della realtà. La foto per Adriano non ruba, al contrario restituisce all’anima l’uragano emotivo dei suoi anni giovanili.

La macchina fotografica (nella foto in alto) è stata regalata ad Adriano nel 1958, da suo padre Pasqualino, il quale viveva e lavorava a Powell River dal 1948. La storia migratoria della famiglia paterna nei vari territori della Columbia Britannica risale addirittura alla metà dell’800. Adriano viveva a Grimaldi, un paese in provincia di Cosenza, con sua madre Flora e un fratello che presto lo lasciò per entrare in seminario. A prescindere dai classici “pacchi” spediti alla famiglia in paese, Pasqualino, ad ogni rientro, portava in valigia tanti bei regali. Uno di questi, acquistato però a Napoli non appena sbarcato da un suo lungo rientro transoceanico, era proprio la macchina fotografica, una Bencini dietro la quale Adriano, adolescente, si nascondeva, gettando il suo sguardo curioso sul mondo e sulla leggiadria muliebre per catturarli e fermarli nella memoria di uno spazio fotografico tutto suo.

Nel 1961, quando con sua madre e un fratellino in fasce raggiunse il padre a Vancouver, Adriano portò con sé la macchina fotografica. In questa terra Adriano non perse mai il forte legame con le sue radici. Proseguì i suoi studi in Canada, conseguendo, dopo le lunghe stagioni di leopardiane sudate carte, un dottorato di ricerca in Letterature Comparate. Ha dedicato tutta la sua vita al sapere, scrivendo numerosi volumi e saggi critici e distinguendosi nella didattica, dapprima nelle università di Victoria e Washington e in seguito in quella di Waterloo. Viste le sue svariate attività, fin da giovane, sia nel sociale che nell’ambito della cultura italiana in Canada, è stato insignito di prestigiosi riconoscimenti in entrambi i paesi, e investito della carica di console onorario d’Italia. Sposò Francesca, la sua anima gemella che incontrò in uno dei suoi numerosi viaggi di ritorno in Italia, proprio a Grimaldi, nel suo paese di origine, e con lei vive, insieme ai loro due figli, a Waterloo.

Quando Adriano (nella foto sopra) si trasferì dalle sponde del Pacifico a Waterloo portò con sé la macchina fotografica, tenendosela sempre accanto, sulla scrivania del suo ufficio universitario. Non la utilizza ormai dai primi degli anni sessanta, ma la conserva con grande cura, quale prezioso cimelio in memoria di suo padre e del suo primo amore.  Il viaggio sulla Queen Frederica ebbe un forte impatto emotivo sul giovane e tormentato animo di Adriano che, ripercorrendone le tappe a distanza, con il supporto della memoria e della fantasia, prese nuova linfa vitale rievocata dalle pagine della trilogia di Nino Ricci. Adriano si ritrovò sul ponte della nave a scattare un’ultima fotografia, dicendo addio alla sua terra, al suo amore giovanile, ai percorsi familiari della sua infanzia e adolescenza. Il suo giovane amore, nel suo io poetico, divenne Isabella, assunse i lineamenti della scrittrice di Valsinni (sulla quale Adriano scrisse raffinate pagine di prosa), poetessa dal sapore romantico che dal suo antico castello guardava il mare, mentre col suo inchiostro rozzo macchiava i fogli della sua breve vita. Isabella venne uccisa dai suoi fratelli nel Cinquecento, l’amore di Adriano fu infranto dall’emigrazione di due giovani amanti in terre diverse.

Adriano si vedeva a distanza viaggiare oltreoceano con un amico che incarnava le contraddizioni e le antinomie del gesto migratorio. Non a caso gli dà il nome di Corrado, che, come Alvaro, sente sulla pelle il disagio del mondo e si lascia attraversare da un fremito ancestrale. Anela ad un mondo dai valori antichi, eppure viene attratto dal fascino della modernità, seppur priva della vitalità della tradizione. Emigra per poter vivere di ricordi. Adriano sembra voler prolungare l’addio rivivendolo attraverso le foto scattate durante il viaggio. Tenne tra le mani un’ultima fotografia per immortalare la fine di un amore, dovette vedere galleggiare tra le onde di un mare immenso la sua Stella Maris, dovette legarsi all’albero maestro per non cedere ai lusinghieri e fascinosi canti delle sirene. Dovette infine bagnarsi nel Lete per poter dimenticare. Un Lete dolce, un oblio dalle labbra succose e socchiuse, che nel suo immaginario divenne oceano di abissi profondi e salati.

Anna Ciardullo Villapiana

Ed ecco la poesia di Anna Ciardullo Villapiana, ispirata dalla storia di Adriano e della sua famiglia.

Fotogrammi scorrono nella memoria
come fasci di luce
ad illuminare le onde del passato.
I tuoi occhi, i tuoi capelli
quelle labbra che osai sfiorare.
I miei occhi, i miei capelli
quelle labbra serrate
nell’adolescente innocenza.
Non era il Lete l’Atlantico
eppure il sale sussurrava oblio.
sul vascello
avrei affondato i desideri
con la tua ombra tra i contorni
di una fotografia.
Erano specchi
riflessi di anni ad inseguire una stella
che lasciai, infine, scivolare in mare
e su quel quarto di ponte
dove scattai di lei una fotografia
scesero lacrime
lente gocce di addio.

Anna, Stella e Gabriel: tre prof alla ricerca delle radici italiane

TORONTO - Le professoresse Anna Ciardullo Villapiana e Stella Gualtieri Paola stanno lavorando con entusiasmo e passione al progetto fra storia, cultura e poesia che si propone di raccontare, in modo nuovo, le tante vicende che hanno avuto come protagonisti, spesso silenziosi e sconosciuti, i tantissimi connazionali arrivati in Canada dal Belpaese.

Vicende che le due insegnanti conoscono bene, essendo entrambe di origine italiana e residenti in Canada.

Stella, la cui famiglia proviene da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, Calabria, è nata in Sault Ste. Marie, Ontario, e vive con suo marito a Waterloo. Insegna alla Resurrection Catholic Secondary School e per lei l'insegnamento è molto più che lavoro. È una vocazione profonda. Si impegna tantissimo ad aiutare gli studenti a scoprire se stessi attraverso qualsiasi curriculum - religione o lingue. Nella scoperta della sua Italianità, Stella si è dedicata allo studio della diaspora proprio come la sua collega e poetessa Anna Ciardullo Villapiana.

Anna, nata a Cosenza dove ha vissuto per circa trent’anni, nel 2003 si è trasferita in Canada dove, sposata, con due figli, ha iniziato la carriera di insegnante di Italiano e di interprete e dove ha potuto coltivare una passione che la accompagna fin dall'adolescenza: quella per la poesia. Qui, infatti, Villapiana ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Percorsi Interiori” nel 2007, seguita nel 2015 da “Frammenti di Luce” e nel 2018 da “Al di là del mare, Dialoghi DiVersi”. Stimata socia dell’AICW (Association of Italian Canadian Writers) ha partecipato a molte iniziative e svariate conferenze per la conservazione della lingua e tradizione italiane nella realtà canadese notoriamente multiculturale. È inoltre co-chair della Waterloo Chapter Committee dell’Italian Canadian Archives Project (ICAP), una rete di beneficenza fondata per connettere e coinvolgere comunità, gruppi locali, individui, esperti e istituzioni pertinenti-come archive e musei- in tutto il Canada al fine di preservare e rendere accessibile il patrimonio italocanadese.

E proprio questo suo percorso nell'Italianità l'ha portata a elaborare, insieme a Stella, con la collaborazione del professor Gabriel Niccoli dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’ICAP, il progetto in questione che, come si era detto in precedenza, trova adesso spazio nelle pagine del Corriere Canadese: ogni settimana, dunque, il nostro giornale racconta storie di immigrazione dall'Italia, partendo da un oggetto caro a chi è partito, per scelta o necessità, spesso lasciando "pezzi" di cuore nel Belpaese ma a volte portandosene qualcuno con sé.

Da queste storie, Villapiana si è lasciata ispirare per comporre poesie, sia in Italiano che in Inglese, intense ed emozionanti, che pubblicheremo insieme ai racconti degli emigrati.

Qui sotto, il trailer del progetto, realizzato con poesie di Anna Ciardullo Villapiana, letture di Gianluca Lalli e Stella Paola e musiche di Francesco DeGregori, Gianluca Lalli e Juneyt.

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