Galeotto fu quell’orcio
finito in frantumi

di corriere canadese del 23 June 2022

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli dedicati all’immigrazione italiana in Canada, che prendono spunto dalla storia degli oggetti che gli emigrati hanno portato con sé nel viaggio dal Belpaese alla nuova terra. L’iniziativa rientra nel progetto “Narrarsi altrove, viaggio tra i cimeli e i luoghi dell’anima” della poetessa Anna Ciardullo Villapiana e della docente Stella Paola, con la collaborazione di Gabriel Niccoli, professore emerito dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’Italian-Canadian Archives Project (ICAP), network nazionale sotto i cui auspici opera il suddetto studio poetico.

KITCHENER - L’orcio (nella foto sopra) appartiene a Marisa Cinquemani Munroe, lo ha comprato nel 2015, in uno dei suoi viaggi di ritorno, alla ricerca delle sue radici italiane, nella Sicilia del dopoguerra da cui emigrarono i suoi genitori.
Marisa (nella foto sotto) è nata a Kitchener. Prima di andare a scuola a casa sua si parlava solo in italiano. La sua mamma, Santa Cinquemani, le raccontava storie legate ai luoghi e alle persone rimaste nel suo paese, Castrofilippo, in provincia di Agrigento.
In quella Valle dei Templi, in cui le rovine rimaste parlano degli dei adorati sull’Olimpo, la mente corre al peso che le Cariatidi di Eretteo ressero sul loro capo, per secoli, avendo perduto la loro libertà. Sembra infatti che le matrone del Peloponneso, le donne di Karyes, siano state rese schiave per aver fiancheggiato i persiani durante la guerra, ma che sia stato loro concesso di indossare le vesti e gli attributi matronali.
Le Cariatidi sono note come le figure architettoniche che reggevano sulle loro teste o sulle loro braccia il peso dell’intero edificio.
Le troviamo anche sulle strade di Castrofilippo, le chiamiamo contadine che attorcigliando i loro cercini (corone di tessuto arrotolato da mettere in capo per trasportare ceste e brocche) percorrevano chilometri per recarsi al pozzo a riempire i loro orci e portare a casa l’acqua necessaria ad abbeverare i cavalli e le mucche.
Era questo il rituale bucolico di Santa, che percorreva quei chilometri, tre o quattro volte al giorno, con un orcio sulla testa.
Santa era giovanissima quando al pozzo incontrò lo sguardo di un uomo innamorato che l’aspettava ogni giorno, ma che, timido, non le aveva mai rivolto la parola.
Inebriata dai suoi sguardi passionali un giorno Santa perse l’equilibrio e, cadendo, l’orcio si ruppe.
L’uomo sconosciuto e innamorato si avvicinò ad aiutarla a raccoglierne i cocci. Quando gli sguardi cedettero il posto alle parole i due si sentirono vicini e da quel giorno recarsi al pozzo divenne un appuntamento al quale non avrebbero mancato per tutto l’oro del mondo.
Quando infine si accorsero che volevano stare insieme per tutta la vita decisero di sposarsi e di partire, di varcare l’oceano per rincorrere il loro sogno americano, come molti degli abitanti di Castrofilippo e come molti dei loro connazionali che avrebbero incontrato nelle città e nelle fabbriche di paesi stranieri, con i quali avrebbero parlato nei loro dialetti gli idiomi di una lingua universale, fatta di stilemi popolari e metafore, che avrebbero raccontato la nostalgia legata al passato e la speranza al futuro.
In Canada quel marito affettuoso rimase accanto a Santa a raccogliere e ricomporre i cocci delle loro esistenze, delle loro identità frammentate, per meglio reggere il peso dell’acqua che un tempo si raccoglieva in quell’orcio, sulla testa stanca di sua moglie e consumare un rito di passaggio e di ritorno alla vita stessa, alle radici, alla madre, a quella terra di Sicilia alla quale Santa rivolgeva spesso il suo sguardo in sogno.
L’acqua allora scorre per lavare i sacrifici di una vita, per bere alla fonte di una nuova terra.
Resta un orcio come cimelio tra le mani di Marisa, comprato su una bancherella a Castrofilippo, simbolo della storia d’amore che ha legato i suoi genitori e al contempo contenitore, grembo di quell’acqua che le ha generato la vita.
Anna Ciardullo Villapiana

Ed ecco la poesia di Anna Ciardullo Villapiana, ispirata dalla storia di Marisa Cinquemani Munroe e della sua famiglia.

Reggevi come una Cariatide
Il peso dell’acqua sulla testa
attorcigliavi cercini
a piedi nudi sui campi
fino alla fonte
con l'acqua che scorreva lenta
e riempiva l’orcio di parole.
Un giorno cadde
i cocci li raccogliesti tu,
tu che la guardavi e abbassavi gli occhi
senza sfiorarla
in un rituale che alimentava speranze
quegli occhi lucidi simili a due gocce di rugiada
che si asciugano per poi tornare all’alba.
L’acqua è ormai nel grembo di questa nuova terra
dove son nata
nell’orcio porto il sole di Sicilia
attorcigliando cercini
per non sentirne il peso
solo il ricordo di un sogno a metà.

Anna, Stella e Gabriel: tre prof alla ricerca delle radici italiane

TORONTO - Le professoresse Anna Ciardullo Villapiana e Stella Gualtieri Paola stanno lavorando con entusiasmo e passione al progetto fra storia, cultura e poesia che si propone di raccontare, in modo nuovo, le tante vicende che hanno avuto come protagonisti, spesso silenziosi e sconosciuti, i tantissimi connazionali arrivati in Canada dal Belpaese.

Vicende che le due insegnanti conoscono bene, essendo entrambe di origine italiana e residenti in Canada.

Stella, la cui famiglia proviene da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, Calabria, è nata in Sault Ste. Marie, Ontario, e vive con suo marito a Waterloo. Insegna alla Resurrection Catholic Secondary School e per lei l'insegnamento è molto più che lavoro. È una vocazione profonda. Si impegna tantissimo ad aiutare gli studenti a scoprire se stessi attraverso qualsiasi curriculum - religione o lingue. Nella scoperta della sua Italianità, Stella si è dedicata allo studio della diaspora proprio come la sua collega e poetessa Anna Ciardullo Villapiana.

Anna, nata a Cosenza dove ha vissuto per circa trent’anni, nel 2003 si è trasferita in Canada dove, sposata, con due figli, ha iniziato la carriera di insegnante di Italiano e di interprete e dove ha potuto coltivare una passione che la accompagna fin dall'adolescenza: quella per la poesia. Qui, infatti, Villapiana ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Percorsi Interiori” nel 2007, seguita nel 2015 da “Frammenti di Luce” e nel 2018 da “Al di là del mare, Dialoghi DiVersi”. Stimata socia dell’AICW (Association of Italian Canadian Writers) ha partecipato a molte iniziative e svariate conferenze per la conservazione della lingua e tradizione italiane nella realtà canadese notoriamente multiculturale. È inoltre co-chair della Waterloo Chapter Committee dell’Italian Canadian Archives Project (ICAP), una rete di beneficenza fondata per connettere e coinvolgere comunità, gruppi locali, individui, esperti e istituzioni pertinenti-come archive e musei- in tutto il Canada al fine di preservare e rendere accessibile il patrimonio italocanadese.

E proprio questo suo percorso nell'Italianità l'ha portata a elaborare, insieme a Stella, con la collaborazione del professor Gabriel Niccoli dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’ICAP, il progetto in questione che, come si era detto in precedenza, trova adesso spazio nelle pagine del Corriere Canadese: ogni settimana, dunque, il nostro giornale racconta storie di immigrazione dall'Italia, partendo da un oggetto caro a chi è partito, per scelta o necessità, spesso lasciando "pezzi" di cuore nel Belpaese ma a volte portandosene qualcuno con sé.

Da queste storie, Villapiana si è lasciata ispirare per comporre poesie, sia in Italiano che in Inglese, intense ed emozionanti, che pubblicheremo insieme ai racconti degli emigrati.

Qui sotto, il trailer del progetto, realizzato con poesie di Anna Ciardullo Villapiana, letture di Gianluca Lalli e Stella Paola e musiche di Francesco DeGregori, Gianluca Lalli e Juneyt.

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