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È il business del futuro: più facile cambiare idea sulla marijuana

È il business del futuro: più facile cambiare idea sulla marijuana

TORONTO – Non è mai troppo tardi per cambiare idea, specialmente quando in mezzo c’è una montagna di soldi da fare con quello che sarà il business del futuro in Canada. Julian Fantino per decenni è stato il più fiero oppositore del consumo di cannabis e di tutte le pratiche illegali – almeno fino al luglio 2018 – a esso associate. Una convinzione che ha portato avanti con forza e coerenza come capo della polizia di York, come chief della Toronto Police, come commissario dell’Ontario Provincial Police e poi come ministro in vari dicasteri sotto il primo ministro Harper. Una coerenza, quella di Fantino, che lo ha spinto nella campagna elettorale del 2015 – meno di due anni fa – a distribuire un volantino nel suo distretto elettorale nel quale accusava Justin Trudeau di voler far arrivare le sostanze illegali nelle mani dei ragazzini nelle scuole per la proposta del leader liberale di legalizzare la marijuana. 
In questi ultimi mesi Fantino evidentemente ha cambiato idea. Oggi è l’executive chairman di Aleafia’s Total Health Network, un’azienda che opera nel settore sanitario che si propone come obiettivo quello di erogare prestazioni mediche convenzionali insieme all’utilizzo della marijuana a scopo terapeutico. 
E in questo non c’è nulla di male, anzi. Il problema semmai è la tempistica. Perché l’uso della cannabis medica nel nostro Paese è diventato legale nel 2001. Solamente che fino a pochi mesi fa i pazienti che vi facevano ricorso si portavano dietro lo stigma sociale del “tossico”, del “drogato”, in un clima culturale provocato dalla repressione portata avanti dalle autorità. Repressione della quale Fantino è stato un simbolo, un paladino e un esecutore materiale. Così come lo è stato Raf Souccar, ex vice capo dell’Rcmp e oggi suo compagno d’avventura alla Aleafia. 
Ma in questi mesi siamo alla vigilia di una vera e propria rivoluzione sociale e culturale qui in Canada. A partire da luglio sarà possibile andare ad acquistare marijuana in un negozio e consumarla a casa, come un buon bicchiere di vino. Sarà legale il possesso, il consumo, la vendita, la coltivazione – seppur con delle limitazioni – tutte azioni che se commesse ancora oggi ci porterebbero dritti in galera. 
E come in tutte le rivoluzioni, chi è lungimirante e chi riesce a capire prima degli altri che il vento sta cambiando direzione si trova davanti a sé la possibilità di farci una montagna di soldi. Un po’ come è successo in Unione Sovietica, dove una parte dell’oligarchia comunista si è riciclata, dal giorno alla notte, in un cinico gruppo di capitalisti che hanno fatto i miliardi con le defunte aziende di Stato nel settore delle risorse naturali. Anche loro hanno cambiato idea, come Fantino, anche per loro non è stato troppo tardi mettere da parte una scala di valori promossa e difesa per decenni e mettersi al passo con i tempi.
Ma l’ex capo della polizia di Toronto sostiene che la sua conversione non è stata un fulmine a ciel sereno. Fantino avrebbe iniziato a cambiare idea dopo aver visto alcuni ex militari che soffrivano di stress post traumatico mentre ricopriva il ruolo di ministro per i Veterani (dal 2013 al gennaio 2015). Mancava un anno alle future elezioni e Harper aveva tutte le carte in regola per vincere di nuovo. La legalizzazione della cannabis era solo una delle tante proposte della piattaforma programmatica di Trudeau. Insomma, erano ancora lontani i tempi in cui si sarebbe potuto fare una montagna di soldi. Quindi è stato opportuno aspettare, sempre per coerenza. E a far stampare quei volantini, sempre per coerenza. Salvo poi, coerentemente, buttarsi a capofitto dopo due anni nel nuovo lucroso business.