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Caso Demitri, serve il rispetto dei diritti umani

Caso Demitri, serve il rispetto dei diritti umani

di Domenico Conte

TORONTO – 20 marzo 2019, il Giudice della Corte Federale canadese, Keith Boswell, ha stabilito in una sentenza che il trattamento del Canada per i rifugiati provenienti dalle nazioni sicure – le DCO (Designated Countries of Origin) – è incostituzionale.

L’attuale sistema che prevede la distinzione dei rifugiati provenienti dalle DCO, è stato introdotto dal governo Harper nel 2012 sotto il nome di Bill- C31 e adottato anche dal governo Trudeau, pur suscitando immediatamente delle perplessità per la disparità nel trattamento dei richiedenti rifugio.

Le differenze riguardano i diversi tempi per l’udienza di conferma dello status, l’impossibilità di richiedere un permesso di lavoro per 180 giorni, l’inefficacia della copertura sanitaria, l’impossibilità di accedere al RAD (Refugee Appeal Division), diversi tempi per aver accesso al PRRA, e la mancanza di assistenza legale gratuita.

Tutti servizi ed opzioni legali invece immediatamente offerti agli altri rifugiati. Con il passare del tempo, la Corte Federale è riuscita a riportare parziale giustizia nel procedimento garantendo a tutti la possibilità di avere accesso al RAD, e ordinando al governo canadese di fornire una copertura sanitaria adeguata a tutti i richiedenti rifugio senza distinzioni di nazionalità. Dopotutto, si tratta di diritti umani…

Ma a proposito di diritti umani, proprio la UNHCR aveva suggerito dei rimedi per evitare che il Canada riservasse un trattamento diverso ai richiedenti asilo provenienti dalle DCO.

La UNHCR disse sì alle DCO purché questo non costituisse un fattore di discriminazione ma solo un fattore per accelerare la pratica; sì alle DCO, purché si valutasse il caso senza discriminazioni ed in considerazione del fatto che un paese potesse essere sicuro per la sua popolazione, ma potesse non essere sicuro per individui in particolari circostanze. Peccato che il Canada abbia continuato comunque a discriminare per anni i richiedenti rifugio provenienti dalle DCO.

Ma facciamo chiarezza sulla procedura che si compone di tre parti: accertamento dell’identità, valutazione del merito, e conside-razione del Paese di origine. Solitamente la richiesta viene rifiutata quando il caso non ha merito, cioè il membro del panel non è convinto delle ragioni che hanno portato i richiedenti a chiedere rifugio.

Ma cosa succede invece quando i primi due livelli sono soddisfatti e si proviene da una DCO? Un esempio attualissimo è il caso della famiglia Demitri: l’immigrazione sostiene che è tutto vero, ma essendo provenienti da una DCO, l’Italia, il loro Paese avrebbe dovuto proteggerli. Eppure la famiglia Demitri è stata nel procedimento per 6 anni.

Perché spingere le persone attraverso un lungo e costoso procedimento, quando si rifiuterà comunque la richiesta per via del Paese di origine? Un richiedente rifugio proveniente da una DCO ha accesso ad un procedimento giusto, con questo sistema?

A nulla valgono le pressioni nazionali ed internazionali sul caso Demitri, la comunità italiana e canadese che chiedono uno status per questa famiglia, l’interesse dei media nazionali ed internazionali, e neanche il miglior interesse dei minori che il Canada si sarebbe impegnato a tutelare come Paese membro dell’ONU e per via degli accordi internazionali.

Intanto, il Canada continua a presenziare ai summit per i diritti umani e la democrazia indetti dalle Nazioni Unite.