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Beghe condominiali tra i conservatori, rischiamo tutti quanti

Beghe condominiali tra i conservatori, rischiamo tutti quanti

TORONTO – Forse dovremmo iniziare a preoccuparci. O forse no. Da un lato possiamo tirare un sospiro di sollievo perché, salvo un ulteriore inimmaginabile colpo di scena, ci siamo ormai lasciati alle spalle la vergognosa telenovela su Patrick Brown, con le sue mille contraddizioni, le zona d’ombra, le accuse e i veleni. Ma dall’altro – e questa è la nota dolente – è che la classe dirigente del Progressive Conservative ha dato il peggio di sé in questo ultimo mese, dalla drammatica conferenza stampa di Brown del 24 gennaio dopo le accuse lanciate nei suoi confronti da un servizio su CTV, fino all’inaspettato, ma inevitabile epilogo di lunedì, quando l’ex leader è stato costretto a gettare la spugna e ad abbandonare ogni ambizione di riconquistare la guida del Progressive Conservative.
Fino al 23 gennaio il partito – almeno in apparenza – era unito e coeso, con il caucus fedelmente attorno al suo leader, nettamente in testa in tutti i sondaggi, pronto a lanciare il guanto di sfida alla premier Kathleen Wynne da una posizione di forza.
La vicenda Brown è stata un terremoto politico che ha lasciato macerie, divisioni, invidie, veleni e sospetti. A pochi giorni dalla nomina del nuovo leader continuano ad emergere problemi sul tesseramento, difficoltà sui codici elettronici inviati agli iscritti per poter votare, mentre non è stato ancora comunicato quanti saranno gli aventi diritto al voto, dopo la scoperta delle tessere fantasma gonfiate fino a 200mila e oltre dalla precedente amministrazione. 
Detto questo, vale la pena fare anche un’altra considerazione. Non spetta a noi giudicare Brown, i suoi comportamenti e le sue eventuali – e tutte da dimostrare – violazioni del codice etico come denunciato dall’mpp conservatore Randy Hillier all’Integrity Commissionar David Wake.  Ma è del tutto evidente che buona parte dello scandalo Brown sia stato alimentato dall’interno, sia stato un “inside job” caratterizzato da un continuo flusso di documenti e anticipazioni filtrate alla stampa da dentro il partito, dalla ristretta cerchia di – ex – fedelissimi di cui Brown si era circondato, e che evidentemente vedendo che la nave stava affondando hanno preferito mettersi il salvagente cambiando casacca nella corsa alla leadership.
In mezzo ci siamo noi, i cittadini che vivono in Ontario e che seguono attoniti lo sviluppo quotidiano della “saga PC”. Questa è gente che si sta candidando alla guida della principale provincia canadese. E se adesso siamo stati di fronte a delle beghe condominiali interne al Progressive Conservative, dall’8 giugno il rischio è di ritrovarsi i medesimi protagonisti di questo strampalato siparietto in salsa tory a dover governare e prendere decisioni di fondamentale importanza sul nostro sistema sanitario, sul nostro sistema scolastico e universitario, sul nostro sistema di tutele nel lavoro, e così via. 
Uno scenario da incubo, un salto nel buio che fa venire i brividi solo a pensarci.