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Voto su Rousseau ultimo ostacolo alla nascita del governo giallorosso

Voto su Rousseau ultimo ostacolo alla nascita del governo giallorosso

TORONTO – La crisi di governo ha le ore contate.

Bisognerà attendere i risultati di oggi del voto sulla piattaforma Rousseau per capire se il governo giallorosso vedrà la luce o se invece – ipotesi abbastanza improbabile – il popolo grillino bloccherà l’esecutivo Conte 2.0 prima della sua nascita.

Fino a questo momento, tutti i voti sulla piattaforma che coinvolge gli iscritti al Movimento hanno sempre avallato le posizioni del M5S: dalla base non è mai arrivato uno stop alle decisioni prese dai vertici del partito.

Superato l’ultimo ostacolo, la formazione del nuovo governo dovrebbe affrontare un terreno meno accidentato. Si tratterà di sciogliere alcuni nodi politici prima che il presidente incaricato salga al Colle per sciogliere la riserva.

Il primo punto è quello relativo alla composizione dello stesso esecutivo e la presenza, o meno, di due vicepremier.

Questo assetto era stato deciso nel 2018 per la natura dell’alleanza nata dalle consultazioni post voto. Era stato necessario scrivere e firmare un “contratto” di governo, strumento che ha fatto da collante alla Lega e al M5S.

Come ulteriore garanzia le due forze politiche avevano deciso di piazzare alla vice presidenza del Consiglio i due leader politici, Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Ora crescono le pressioni per il superamento di un modello di governo che non ha retto e che alla prova dei fatti ha mostrato tutta la sua fragilità. Perché se il Movimento Cinque Stelle e il Partito democratico hanno intenzione di dare vita a un esecutivo di legislatura, devono mettere da parte le reciproche – e comprensibili – diffidenze, accantonare le due figure di garanzia poste vicine al premier e dare la massima fiducia a Giuseppe Conte.

Serve, semmai, la svolta sulle politiche programmatiche della nuova potenziale maggioranza, in un contesto economico molto difficile, con molte nubi che si stanno addensando all’orizzonte.

Al momento questa crisi di governo ha tanti vincitori e un solo, grande sconfitto, che paradossalmente è anche colui che la crisi l’ha provocata, cioè Matteo Salvini.

È del tutto evidente che il leader leghista abbia clamorosamente sbagliato i suoi calcoli, pensando che una volta caduto il governo in questo parlamento non ci sarebbero state alternative se non il ritorno alle urne.

E la maldestra decisione di togliere la fiducia al primo governo Conte sembra avere degli strascichi anche a livello di consenso, con la Lega in caduta libera negli ultimi sondaggi e la crescita significativa del Movimento Cinque Stelle e dello stesso Pd.

Se il governo giallorosso dovesse nascere, Salvini sarà relegato all’opposizione, senza la possibilità di giocarsi la carta dell’e.etto mediatico sfruttato in questi ultimi quattordici mesi nell’esercitare il ruolo di ministro dell’Interno, con il monopolio della questione sicurezza legata al fenomeno migratorio.

L’esecutivo giallorosso si farà, anche perché né il M5S né tanto meno il Pd vogliono ritornare alle urne.

Partendo da questo dato, sui due partiti grava una responsabilità pesantissima: quella di creare un governo solido, di ampia prospettiva, che coincida con una netta svolta nell’agenda di governo. Anche perché, se al contrario dovesse nascere un esecutivo che non dia segnali di discontinuità con il passato, farebbe inevitabilmente la stessa fine del governo gialloverde.

Con Salvini – questa volta sì – pronto a fare l’en plein alle elezioni anticipate.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016