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Urne più lontane, adesso anche Salvini sembra ripensarci

Urne più lontane, adesso anche Salvini sembra ripensarci

TORONTO – Grandi manovre dei partiti in vista della resa dei conti di domani al Senato.

Nel “borsino della crisi. in queste ultime ore l’ipotesi del voto anticipato sembra perdere forza, con il Movimento Cinque Stelle pronto a dare battaglia contro il “quasi ex alleato” di governo, con il Partito democratico che potrebbe appoggiare in pieno la linea dettata da Matteo Renzi per un governo dei responsabili con i grillini, e con Forza Italia che non vuole tornare al voto vista anche la scissione interna di Giovanni Toti.

Il cerino è rimasto in mano a Matteo Salvini, che ieri ha lanciato messaggi di tregua verso i Cinque Stelle. L’apertura del gotha del M5S all’ipotesi di un governo con il Pd – ne hanno discusso ieri Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Roberto Fico e Davide Casaleggio – ha ridotto di molto lo spazio di manovra del vicepremier leghista.

Se l’accordo per la formazione di un esecutivo giallorosso dovesse andare in porto, Salvini sarebbe costretto a rimanere all’opposizione in parlamento, con appena il 17 per cento dei deputati e senatori.
Con il rischio, concreto, che finisca la luna di miele con l’elettorato italiano.

Per il Capitano quindi sono solo due le strade da percorrere: o la crisi di governo che porti però al voto anticipato, oppure tentare di ricucire il rapporto con Luigi Di Maio e Giuseppe Conte.

La prima pista è ricca di incognite, anche perché se dovesse essere certificata la sfiducia al premier, anche Salvini dovrebbe dimettersi. E i tempi e i modi della crisi sarebbero gestiti in toto dal presidente Sergio Mattarella.

Anche la seconda pista porta con sé delle problematiche, perché il tempo stringe e i rapporti tra Salvini e il presidente del Consiglio sono ormai ai minimi termini. Sembra difficile ipotizzare che in 48 ore si possa trovare la quadra, fare finta che non sia successo nulla e andare avanti con questo esecutivo gialloverde.

Potrebbe allora venire fuori una “soluzione all’italiana”, un mini rimpasto di governo che accontenti il leader leghista – con magari l’allontanamento dei ministri grillini Toninelli e Trenta – ma sull’affidabilità e potenziale durata di questo esecutivo rimarrebbero parecchie perplessità. E dopo il vertice grillino di ieri, dove Salvini è stato bollato come “inaffidabile”, questa pista sembra quasi impraticabile.

In questa fase l’Italia ha bisogno di un governo autorevole, che si faccia carico di una manovra economica importante, che sia in grado di disinnescare le clausole di salvaguardia per scongiurare l’aumento dell’Iva, che abbia la forza di riportare l’Italia a recitare un ruolo di protagonista all’interno dell’Unione europea.

Tutte sfide decisive, che un governo traballante difficilmente potrebbe vincere.

In ogni caso, sono probabilmente questi i pensieri di queste ore di Salvini, che nutre la legittima aspirazione di passare all’incasso elettorale il boom di consenso registrato alle elezioni europee, nel voto regionale e nei sondaggi, che lo continuano a dare vicino al 40 per cento.

Ma gli esiti di questa crisi estiva sono ancora tutti da scrivere.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016