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Urne, Conte bis o governo M5S-Pd: i tre scenari dopo la resa dei conti

Urne, Conte bis o governo M5S-Pd: i tre scenari dopo la resa dei conti

TORONTO – Il conto alla rovescia è terminato. Il regolamento dei conti per questa crisi di governo estiva è previsto oggi al Senato, quando il premier Giuseppe Conte interverrà per fare il punto della situazione dopo la decisione di Matteo Salvini di staccare la spina all’esecutivo gialloverde con l’obiettivo di un ritorno alle urne in tempi brevi, non oltre ottobre.

A questo punto sono solamente tre gli scenari ipotizzabili per uscire dallo stallo istituzionale, con il governo paralizzato dallo stop annunciato dal leader leghista.

La prima ipotesi è anche quella meno probabile, cioè la sopravvivenza del governo Lega-M5S attraverso un accordo al foto finish tra Salvini e Di Maio, magari con il varo di un Conte bis condito da un mini rimpasto per calmare i reciproci malumori e mal di pancia. Ma al momento questa via appare quasi impraticabile, come confermano le accuse e i veleni della vigilia e la chiusura totale sancita anche ieri dallo stesso Di Maio.

Le altre due ipotesi invece passano per la sfiducia a Conte, con il mandato che viene rimesso nelle mani del presidente Sergio Mattarella e la formalizzazione della crisi di governo. A questo punto, le strade percorribili rimangono appunto due.

Uno scenario è quello di un accordo tra i Cinque Stelle e il Partito democratico per dare vita a un nuovo governo giallorosso. A questo punto diventerebbe decisiva la figura istituzionale da piazzare a Palazzo Chigi: si parla di Raffaele Cantone, presidente della Autorità nazionale anticorruzione e di Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati ed esponente dell’ala più progressista del movimento grillino. Sulla falsariga di quanto è successo nel 2018 tra Lega e M5S, anche in questo caso sarà stilato e firmato un contratto di governo. L’esecutivo avrebbe una larga maggioranza alla Camera, mentre al Senato dovrebbe fare ricorso all’appoggio del gruppo delle Autonomie o, in seconda battuta, di Leu.

La terza ipotesi, infine, è quella della fine anticipata di questa legislatura e il ritorno alle urne. Nel caso in cui Mattarella dovesse verificare l’impossibilità della creazione di una nuova maggioranza parlamentare, potrebbe a¦dare un incarico esplorativo a una figura istituzionale, che dovrebbe però guadagnarsi i voti della Camera e del Senato: con la Lega fuori dai giochi, senza un accordo M5S-Pd non ci sarebbero i numeri sufficienti per la nascita di un nuovo governo.

A questo punto non ci sarebbero altre soluzioni alternative al voto autunnale. Che è poi quello che si augura Salvini, che ha scatenato la crisi proprio per arrivare alle elezioni anticipate.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016