CorrCan Media Group

Troppi candidati: un regalo per Trump

Troppi candidati: un regalo per Trump

TORONTO – Il tutti contro tutti all’interno del campo democratico è il miglior regalo possibile per Donald Trump.

Mentre la corsa alla nomination Dem entra nel vivo, il presidente degli Stati Uniti può tirare l’ennesimo sospiro di sollievo, dopo la testimonianza choc di Robert Mueller e i relativi dubbi sulla sua integrità morale alla luce dei controversi rapporti della sua campagna con Mosca.

Per il fronte progressista in questo momento il problema principale è la mancanza di una voce univoca che inchiodi l’inquilino della Casa Bianca alle sue responsabilità. Perché, diciamocela tutta: all’interno di un partito il pluralismo rappresenta sempre una risorsa e non un impedimento, così come la presenza di tante personalità pronte a imbarcarsi in un’avventura politica dispendiosa e ricca di incognite come la candidatura alle presidenziali è indice di un partito vivo, attivo e aperto al dibattito e al confronto. Ma c’è un però: venticinque candidati alla nomination sono davvero tanti. Troppi.

Dopo la riforma, entrata in vigore con le presidenziali americane del 1972, non c’è mai stato un numero così alto di candidati di spessore né tra i democratici né tra i repubblicani. Stiamo parlando di 17 candidati in più rispetto alla pur a­ollatissima corsa per la nomination nel Gop che si concluse nel 2016 con la vittoria di Trump.

La presenza di così tanti aspiranti candidati Dem è deleteria.

I dibattiti sono stati divisi in due, non si capisce nemmeno secondo quali criteri.

Le domande diventano superficiali, le risposte brevi, le presentazioni dei programmi e delle proposte scarne e prive di dettagli. I candidati sono così costretti a seguire il percorso tracciato dalla scuola sovranista: si fa ricorso allo slogan, alla frase d’e­ffetto, mentre il dibattito stesso – che dovrebbe essere costruttivo – diventa povero e sterile.

Ed è davvero un peccato, perché la lunga lista di candidati è ricca di personalità politiche di primo piano, con un’ampia presenza di donne e minoranze visibili, ognuno con un curriculum politico di tutto rispetto: ex vice presidenti, senatori, rappresentanti al Congresso, governatori.

Ora è augurabile che si arrivi il prima possibile a una riduzione dei candidati, e che i sei-otto più solidi si aff­rontino per trovare la più valida alternativa a The Donald.

More in Il Fondo
Indovinelli
Nov Wed ,2016