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Tanti sconfitti e un unico vincitore: il Bloc

Tanti sconfitti e un unico vincitore: il Bloc

TORONTO – La campagna elettorale e il voto hanno messo a nudo le debolezze dei contendenti, più che la loro forza. E a uscire vincitore indiscusso dal responso delle urne è solamente Yves-François Blanchet (nella foto).

Il leader del Bloc Québecois ha preso in mano un partito allo sbando, dilaniato da lotte intestine e faide interne, ha rilanciato l’istanza autonomista e ha fatto il pieno di seggi. Nel 2011 e nel 2015 il Bloc guidato da Gilles Duceppe aveva raccolto rispettivamente 4 e 10 deputati, mentre a livello provinciale il Parti Québecois continuava a crescere fino ad arrivare al governo della provincia francofona. Blanchet ha raccolto più di un milione di voti, assicurandosi 32 seggi in uno scenario politico – quello del governo di minoranza – ideale per poter trattare con Justin Trudeau.

Il primo grande sconfitto di questo voto è Andrew Scheer. Che si è trovato in una posizione ideale per tutta la campagna elettorale grazie agli scandali che hanno colpito il primo ministro uscente, non riuscendo a monetizzare in termini di voti questo vantaggio. Certo, i deputati tory sono aumentati da 99 a 121: troppo poco per un leader che avrebbe dovuto vincere.

Batosta elettorale per Jagmeet Singh. Nel 2015 l’allora leader Tom Mulcair venne defenestrato dopo il voto nonostante la vittoria in 44 distretti, oro rispetto ai 24 deputati neodemocratici eletti in questa tornata elettorale. In termini numerici, il partito ha dilapidato 600mila voti, fallendo clamorosamente l’occasione di mutare i rapporti di forza nel centrosinistra con il Partito Liberale.

L’unica nota lieta per il leader ndippino sarà la presenza di un governo di minoranza, dove Trudeau avrà bisogno del sostegno una tantum dell’Ndp per tirare a campare.

Sostegno che riceverà, visto che né conservatori né neodemocratici hanno troppa voglia di tornare alle urne.

Per Trudeau è stata una mezza vittoria, che non è altro che una mezza sconfitta. Rimane in sella a un governo sempre più traballante, senza maggioranza parlamentare, con una ventina di deputati in meno e con la consapevolezza che sin da oggi si dovrà preparare alle prossime elezioni, perché questa legislatura non durerà per quattro anni.

Perde la sua scommessa anche Maxime Bernier, che non fa breccia nell’elettorato di destra e si vede battuto pure nel suo distretto, considerato sicuro da tutti i sondaggi.

Non sfonda infine Elizabeth May, che tornerà in parlamento con altri due deputati con scarsissime possibilità di incidere sull’agenda di governo.

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Nov Wed ,2016