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Solo Salvini vuole andare alle urne: prende quota il governo giallorosso

Solo Salvini vuole andare alle urne: prende quota il governo giallorosso

TORONTO – Per risolvere il rompicapo di questa crisi di governo estiva dobbiamo porci una domanda secca: chi vuole davvero andare a votare?

Partendo dalla risposta, possiamo ipotizzare quelli che saranno gli scenari politici in Italia a partire dal 20 agosto, quando Giuseppe Conte farà il suo intervento al Senato e – con tutta probabilità – rimetterà il mandato nelle mani del presidente Sergio Mattarella.

Nonostante le – prevedibili – dichiarazioni di facciata, al momento solamente Matteo Salvini vuole le elezioni anticipate. Ed è comprensibile capire il perché.

Il leader leghista, che nel voto del 4 marzo 2018 non andò oltre il 17 per cento, vuole forzare la mano per capitalizzare l’impennata del consenso certificato dalle europee – oltre il 34 per cento – dalle elezioni regionali e dai sondaggi, che negli ultimi mesi lo vedono costantemente flirtare con la fatidica soglia del 40 per cento.

E anche se restano dei palesi dubbi di carattere strategico sulla tempistica con la quale il vice premier ha voluto staccare la spina – come rilevato dal suo braccio destro Giancarlo Giorgetti sarebbe stato più opportuno farlo dopo l’eurovoto, a giugno – Salvini si aspetta di passare all’incasso alle urne il prima possibile.

Ma la faccenda è maledettamente complicata, come quasi sempre nella politica italiana. Perché a nessun altro partito conviene andare al voto ad ottobre.

Il M5S è in picchiata nei sondaggi, un anno di governo gialloverde ha provocato la cannibalizzazione del consenso a favore della Lega, il voto regionale, quello europeo e le consultazioni comunali hanno portato a dei risultati disastrosi. Andare a votare in questo momento, nella migliore delle ipotesi riporterebbe il partito a un forte ridimensionamento numerico e a un ruolo marginale d’opposizione, nella peggiore a una totale irrilevanza politica in parlamento.

Anche il Pd non muore certo dalla voglia di ridare così presto la parola agli elettori. I sondaggi non sono esaltanti, il partito non ha ancora risolto le sue contraddizioni interne, con un’area renziana che continua a farla da padrone nei gruppi parlamentari e con la direzione di Zingaretti che ha ancora bisogno di tempo per dare un’impronta e una identità precisa alla proposta politica dem.

Forza Italia continua a scendere nelle intenzioni di voto e la scissione guidata da Giovanni Toti è destinata a tradursi con una ulteriore contrazione percentuale. Fratelli d’Italia, seppur in salita nei sondaggi, non vuole un listone unico con la Lega e questo nodo non è stato ancora risolto.

Insomma, voglia di tornare alle urne a ottobre ce n’è davvero poca, specialmente per i tanti senatori e deputati in carica da meno di un anno e mezzo che rischierebbero seriamente di non essere rieletti.

Sommando tutti questi elementi, prende quota l’ipotesi di un futuro governo giallorosso, con un altro premier al posto di Giuseppe Conte, con un nuovo contratto firmato dai Cinque Stelle e dal Pd per portare avanti la legislatura, magari aspettando anche che si sgonfi la bolla del consenso di Salvini.

E per affrontare – cosa più importante – le grandi priorità del Paese, con l’economia che ristagna, con l’aumento dell’Iva alle porte e con la necessità di cambiare i rapporti con l’Unione europea.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016